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Il ristorante di Chichibìo

L'Aia, per una fresca tradizione

14 settembre 2013, 14:32

Sull'aia al fresco, all’ombra protettiva della grande casa in pietra che al pianterreno ospita il ristorante, oppure sotto il bersò. Davanti a voi l’abside e il campanile della chiesa, il prato che oggi serve da parcheggio, i castagni.

 Avrete preso la strada che, dall’uscita del casello autostradale di Berceto, porta verso Valbona salendo nel bosco fino alla chiesa. All’ingresso, un vecchio banco da falegname che ricorda il mestiere di famiglia, la macchina del caffè, poi la sala da pranzo dal soffitto basso, tavoli ravvicinati e in fondo la porta della cucina: tovaglie blu, copri macchia e tovaglioli di carta e pochi vini che si riducono, enunciati a voce, tra bianco e rosso, fermo o frizzante.
La cucina, i piatti Poche proposte, sempre elencate a voce, di cucina casalinga e tradizionale con qualche influsso ligure nell’uso di basilico e pinoli.  
Il ristorante è a gestione familiare, aperto solo sabato, domenica e nei giorni festivi e, specie se i clienti sono numerosi, cucina e servizio vanno in difficoltà, i tempi si dilatano, i piatti arrivano sfalsati: rimedia la cortesia del patron che fa del suo meglio ed è sempre molto gentile. 
Si inizia con la scelta fra tre antipasti (6 euro): la torta d’erbe e la tortina di patate sono servite ricoperte di Lardo di Colonnata, sono anonime e mediocri, il lardo dolce e quasi sciolto; i bocconi del buttero sono carne di cinghiale affumicata e olive. 
Ai primi (8 euro), ancora tre proposte: tortelli di patate al sugo di porcini, tortelli di erbette al burro (ripieno molto verde e pasta dura nelle code); ravioli tondi con ripieno di pinoli e basilico: profumati, discreti, ma conditi in fretta (alcuni non erano toccati da burro e Parmigiano) e appena tiepidi. 
Le cose migliorano nettamente ai secondi (10 euro): lasciando stare il piatto di carpaccio con carne salada, erano tenere e gustose le costine di maiale condite con un mix di erbe provenzali; ghiotte le patate al forno; sodo, saporito, leggermente unto (ma il cucinare casalingo vuole spesso così e importante sarà non farsi tentare dalla «scarpetta») il sodo coniglio alla cacciatora.
Per finire Dolci di casa (3 euro) tra cui una buona crema catalana leggera e profumata; più rustiche la torta di cioccolata e pere, quella di mandorle o di crema pasticcera e ciliegie, gelato industriale. Qualche distillato, qualche amaro, il caffè gentilmente offerto.
 Pagherete questo pranzo di altalenante qualità, in un luogo fresco e molto gradevole, circa 28 euro (quattro portate, bevande escluse). Menu non esposto e alla voce, coperto 1 euro, ingresso e bagni con gradino, non sono accettati bancomat o carte di credito.
Non mancate Costine al forno.
Dimenticate Torte d’erbe e patate.
 
 

 

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