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Il ristorante di Chichibìo

Silvy Osteria N.1, non solo tradizione

15 settembre 2013, 19:47

Ancora una casa colonica risistemata a ristorante: niente di male, ovviamente, ma sembra che ormai questa sia diventata la destinazione ideale di rustici smessi e che le necessità specifiche di un locale per la ristorazione si adattino perfettamente a quegli spazi. Non è sempre così, ma è tale il fascino del mangiare in campagna, rassicurante il calore del mattone e dei travi in legno che ci si adatta a stare in sale che erano stalle o fienili e i cuochi a lavorare in cucine non sempre funzionali. Qui ci si trova nella tranquilla campagna di Noceto in direzione di Medesano: comodo parcheggio ghiaiato tra gli alberi, i gradini d’ingresso, la stanza col bancone del bar sulla destra e davanti, e su piani diversi, le due sale dove sono sistemati i tavoli: qualche mobile in legno, lo schermo della televisione accesa, sedie impagliate e imbottite, tovaglie bordeaux. Una piccola lista coi nomi dei vini senza che ne siano specificati i produttori e si comincia.

La cucina, i piatti
Menu di tradizione e porzioni abbondanti, taglieri di salumi e profumo di torta fritta: anche flan di Parmigiano e grandi insalate (texana e nordica) tra gli antipasti (8-12 euro), ma cediamo al fascino antico della torta fritta, qui leggera e asciutta, e al croccante dorato di pezzetti di polenta accompagnate da un tagliere con buona pancetta e coppa, discreto salame e spalla cotta tagliata sottile. Teniamo per il pane il discreto prosciutto e un deludente culatello, senza sapore, che viene servito con crostini abbrustoliti.
Tra i primi (8-10) spicca la proposta anni '70 del risotto con le fragole, insieme a tagliolini al tartufo, chicche al pesto di basilico con patate e fagiolini come in Liguria, anolini e tortelli d’erbetta: per noi un assaggio di maltagliati di pasta sfoglia un po' liscia, ma buon sapore, con sughetto di verdure, gamberi e zafferano quindi leggeri tortelli di patate con porcini surgelati. Cottura precisa nella basica tagliata di Angus e discreta qualità della carne, come nelle costolette di agnello saltate in padella con buon abbinamento di mandorle e zenzero. Altri secondi (10-15 euro) erano la punta di vitello ripiena al forno, la faraona farcita, la tagliata di tonno, la grigliata mista.

Per finire Dessert casalinghi (4-5 euro): un tiramisù molto zuccheroso, panna cotta, bavarese all’arancia, torta al limone e sbrisolona. Servizio gentile e premuroso; pagherete un pranzo abbondante di quattro portate (bevande escluse) circa 40 euro. Ingresso e sale con gradini, bagni alla turca, menu non esposto, coperto 1 euro.

Non mancate Costolette di agnello.

Dimenticate Culatello.
 

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