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Arte-Cultura

"Bacchini negli Oscar Mondadori: un grande poeta del nostro tempo"

17 settembre 2013, 17:05

 Bacchini consacrato dalla pubblicazione di quasi tutta la sua opera poetica  nei prestigiosi Oscar Mondadori è stato festeggiato ieri alle 18  alla libreria Feltrinelli di via Farini. A presentare  lo stupendo libro,  che premia la  carriera dell'ottantaseienne poeta parmigiano - una carriera letteraria tra le più originali e interessanti della  seconda metà del Novecento e di questo primo scorcio di nuovo millennio -  sono stati tre  letterati di prim'ordine: il poeta milanese Maurizio Cucchi, curatore delle raccolte poetiche di Pier Luigi Bacchini uscite  da Mondadori «Scritture vegetali» ('99), «Contemplazioni meccaniche pneumatiche» (2005), «Canti territoriali» (2009), il saggista e poeta modenese Alberto Bertoni, che ha scritto l'introduzione  dell'Oscar bacchiniano, e il padrone di casa, Paolo Briganti, italianista del nostro ateneo e, al  pari di Cucchi e  Bertoni,  profondo ed espertissimo conoscitore della poesia italiana del Novecento.

Al secondo piano della libreria, una folla di ammiratori di Bacchini ha attentamente seguito  la presentazione del libro, che nei mesi scorsi è stato ampiamente recensito sulla pagina culturale della Gazzetta. «Questo Oscar è per Bacchini una medaglia al valore»  ha dichiarato Briganti, che, tracciando un profilo storico-critico dell'itinerario poetico bacchiniano, ha messo in luce la grande novità rappresentata dalla raccolta «Distanze fioriture» del '81: «Una vincente originalità tematica», quella di un poeta che nei suoi versi «scopre la vita a partire da un sasso» e si affida «a una scrittura che tende a tracciare percorsi di ampie volute: è un poeta delle strofe lunghe, della ipermetria irriducibile». Briganti, che è anche attore di teatro, ha poi saputo emozionare  il pubblico leggendo molto bene alcune poesie di Bacchini, che ascoltava con evidente commozione.  «Pur mantendosi fedele a se stesso - è intervenuto Bertoni - ad ogni libro Bacchini è profondamente cambiato. Come i grandi vini, invecchiando è migliorato costantemente, raggiungendo nei suoi versi livelli assoluti e innovativi». Bertoni ha proseguito ricordando che, utilizzando il linguaggio della biologia, della chimica e della geologia, «Bacchini allarga il lessico poetico del '900» e, sulla scia di Lucrezio, «giunge alla dimensione metafisica senza passare dalla dimensione confessionale».

Dopo aver elogiato «la ricchezza della tradizione poetica parmigiana: e penso ad Alberto Bevilacqua, di cui piangiamo la scomparsa, a Emilio Zucchi, a Maria Pia Quintavalla e ovviamente al leader Attilio Bertolucci», Bertoni ha definito Bacchini «più vicino alla tradizione anglosassone che a quella di Parma: per il  suo senso della terra e la sua dimensione cosmica è il  Seamus Heaney italiano». Dopo l'intervento di Camillo Bacchini, figlio del poeta, che ha spiegato come ha curato l'Oscar, Cucchi ha chiuso con molta efficacia l'incontro  affermando: «Siamo di fronte a un grande poeta del nostro tempo. Bacchini è un perlustratore infaticabile della materia, è un vero maestro e  rappresenta quella che dovrebbe essere l'idea alta del poeta: un sapiente che ci comunica una possibilità di lettura del mondo». Lunghi applausi al termine.