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La Vasca

Il mARTEdì: Roberta Gregorace

02 ottobre 2013, 13:00

Il mARTEdì: Roberta Gregorace

Margherita Portelli

È un’accennata autoanalisi per immagini, la mostra di Roberta Gregorace. I suoi scatti, per lo più introspezioni in bianco e nero, saranno in mostra al TCafè (Palazzo Dalla Rosa Prati) da sabato fino al 14 ottobre. 
Originaria della provincia di Catanzaro (un piccolo paesino che si affaccia sullo Ionio), Roberta si è trasferita a Parma 7 anni fa per ragioni di studio. Per lei la nostra città ha rappresentato un taglio netto con il passato: l’addio a una passione che per 9 anni l’aveva accompagnata, la danza,  e l’incontro con una nuova forma d’arte, la fotografia. 26 anni, Roberta ha preso confidenza con la macchina fotografica poco alla volta, e per puro caso.
Un “amore giovane”, quello con la fotografia. Come è iniziato?
Assolutamente per caso. Da una vacanza in Spagna, pochi anni fa. Volevo un bel ricordo di quei giorni e allora decisi di fare qualche foto carina. Nessuna pretesa, ma quando un amico del posto, esperto, mi disse che avevo un particolare talento, decisi di continuare.
E poi?
Partecipai ad un paio di concorsi: arrivai prima in uno e seconda nell’altro. Un’ulteriore conferma è arrivata da Vogue Italia, che ha apprezzato i miei lavori, selezionandoli per la pubblicazione on-line da un portale che raccoglieva gli scatti di 67 mila fotografi.
Così sei arrivata a “Skin”…
Esatto, “Skin”, la mostra che inaugura sabato, è il mio primo progetto fotografico. Un percorso interiore mio personale. Essendo il mio primo lavoro ho creduto fosse sensato partire da me stessa: si parla per immagini della fragilità di una donna, e dei suoi sforzi per superarla. Nella prima parte ci sono fotografie scattate in interni abbandonati, mentre nella seconda parte della mostra l’ambientazione è quella di una natura ariosa: la parte leggera della mia personalità. 
Tu sei autodidatta. Che rapporto hai con l’arte?
Vengo da una famiglia di artisti e appassionati d’arte. Zio pittore, zia restauratrice, nonno proiezionista cinematografico. Ricordo che da bambina amavo mescolare la polvere dei colori di mio zio; osservarlo mentre lavorava. Capisco che chi si vuole misurare con questo mestiere deve imparare a vivere il confronto con gli altri, deve aprirsi; e forse anche un po’ per questo ho deciso di raccontare me stessa nel mio primo progetto. 
Chi volesse visitare la mostra dopo il 14 ottobre potrà richiedere una visita in borgo Santa Chiara (su prenotazione) dal 15 al 31 ottobre (dalle 18 alle 20.30).