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Il vino

Champagne Guyot: non solo Seduction, Passion e Désir

10 ottobre 2013, 21:40

Champagne Guyot: non solo Seduction, Passion e Désir

Andrea Grignaffini

Da Marguerite a Florence: effervescenze di famiglia. Un tributo alla nonna paterna, Marguerite, da cui oltre al nome mutua anche lo stile, quello della prima Art Nouveau, un’identità raccontata al mondo già a partire dai ghirigori floreali incisi sulle etichette, proprio margherite, a ben vedere. Stiamo parlando delle creazioni di Florence Guyot, un fascino minuto alla cui grazia si affianca una tempra non comune, che ritroviamo nella sua Trilogie Charnelle, «carnale», in italiano.
Il personaggio di Florence, a ben vedere, va ben al di là di quello che ci si aspetterebbe da una canonica Dame du Champagne, sarà anche per via di quella controparte di sangue italiano ereditato dalla madre. Dopo l’infanzia trascorsa a Lione nella dimora del XII secolo, sede non accidentale di una cave di tradizione secolare, Florence inaugura un periodo di viaggi che la condurranno al punto di partenza, il vino, in particolare allo Champagne. Dopo un periodo di successi nel campo della sua importazione, soprattutto in Italia, sotto mentite spoglie di un amico le si manifesta il fato stesso che la prende per mano e la conduce a Damery, nella Valle della Marne, dove ha occasione di acquisire un terreno vitato.
La Trilogie nasce da qui, ed è lo specchio di una personalità capace di scelte passionali non convenzionali, come il basso dosaggio e l’essenzialismo, che s’incarnano nei tre monovitigni che la compongono: lo chardonnay, battezzata Cuvée Seduction (C), è una pozione in bianco vestita che rispetta anche cromaticamente la sua natura di Blanc de Blancs. Il pinot noir, chiaramente, è invece abbigliato in rosso, e ricorda un abbraccio voluttuoso, che Florance battezza Cuvée Passion (C); infine, il pinot meunier, in verde, la Cuvée Désir. Accanto a questo tridente spicca poi un solista, il Fleur de Flo (C), un Brut Rosé dalle polpose reminescenze di ciliegia, volutamente avulso dalla malolattica. L’ultima bottiglia, infine, spalanca l’immaginario a nuova trilogia, «Spirituelle», stavolta, composta da vini più meditativi, com’è questa «Cuvée d’Extase» (D), un Blanc de Blancs Millesimé del 2002, grandissima annata come ben si sa.

Gorgona Igt 2012
Gorgona, una piccola isola del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, dalla bellezza selvaggia ma affascinante, ricca di profumi di terra, di salsedine, di vento marino, di panorami inebrianti, ma anche un territorio, tutta roccia e verde, difficile per la sua conformazione a essere coltivato se non piccolissime estensioni. Un’isola designata dalla metà dell’800 a colonia penale, dove a tutt’oggi soggiornano alcuni detenuti che si dedicano alla lavorazione della terra per produrre una parte di ciò che necessita loro.
Ma Gorgona è anche vino nato da un progetto sociale tra Marchesi de’ Frescobaldi, leader nella produzione di vino di alta gamma italiano e i reclusi isolani. Un progetto ardito con la messa a dimora di una prima vigna nel 1999 in simbiosi tra la voglia di fare e di imparare dei detenuti e la consulenza di agronomi e ed enologi del casato Frescobaldi.
Oggi il risultato è la prima etichetta Gorgona Igt 2012 (E), un vino bianco a base di vermentino e ansonica con i profumi tipici della macchia mediterranea (ginestra, rosmarino, salvia, e agrumi), accompagnati dall’ineluttabile sentore salmastro che in bocca ritroviamo nel finale, con una trama di beva ricca e succosa, quasi dolce e minerale.
Un vino che rispecchia gli elementi primordiali dell’isola: terra, acqua, vento, fuoco.

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