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Il piatto forte

Festa con la Torta di Samboseto, per una sagra tutta da gustare

10 ottobre 2013, 21:39

Errica Tamani

Rustica dolcezza che riporta ai sapori di una volta. Sapori non ancora perduti. Ma talvolta solo offuscati o semplicemente nascosti in un angolino dell’armadio dei ricordi, e comunque sempre pronti a riscaldare il cuore e a soddisfare il palato. Spostando indietro le lancette dell’orologio della nostra vita, ognuno di noi ha senza dubbio un ricordo legato alle sagre di paese, quando filari di bancarelle riempiono le vie e la piazza centrale, e la famiglia si trasferisce in blocco su invito di qualche zia o parente per un pranzo festivo che ha un preciso rituale e che si conclude immancabilmente con una torta ricca, più spesso una crostata dalla farcitura irresistibilmente ghiotta, chiusa tra due strati di frolla o ricoperta da una sorta di composto meringato multi gusto. Ecco con varianti più o meno nette, tutti abbiamo nel cuore una cosiddetta torta della sagra. «Quella di Samboseto –ci racconta Marika Gobbi del ristorante Vecchia Samboseto- si faceva in occasione della seconda domenica di ottobre, quando c’era una sagra di paese, non legata a feste religiose. Si faceva nel campo che si trova dietro al parcheggio del ristorante e si ballava, c'erano dei complessini che suonavano, alcune volte c'era anche il circo e si mangiava tra le altre cose anche questa torta». Ormai non sono in tanti quelli che se la ricordano e quei pochi ovviamente raccontano ricette di famiglia, che differiscono tra loro per qualche dettaglio. «Noi la facciamo –continua Marika- con una pasta frolla leggermente più morbida rispetto a quella tipica delle crostate. Per la pasta frolla : 500 g di farina; 200 g di burro; 250 g di zucchero; 4 uova (di cui 1 intero e 3 tuorli); 1 bustina di lievito; 1 pizzico di sale. Per il ripieno: 1 vasetto di marmellata di albicocche; 300 g di savoiardi bagnati nell’alchermes; 300 g di amaretti. In una teglia imburrata e infarinata, si stende un primo strato di pasta frolla, sopra si mette la confettura di albicocca, poi uno strato di savoiardi bagnati nell’alchermes, poi ancora uno strato di amaretti e infine l'ultimo strato di pasta frolla per chiudere il tutto. Si cuoce in forno a 160 gradi circa, per 40 minuti». Per i curiosi e gli amanti del gioco delle variazioni sul tema, ecco alcune differenti interpretazioni della torta succitata raccolte tra gli abitanti di Samboseto da Marika: «Invece dell’ultimo strato di pasta frolla, c’è chi chiude il tutto con gli albumi d’uovo montato a neve (avanzati dalla lavorazione della frolla), uniti a mandorle tritate e zucchero; altri bagnano anche gli amaretti con Marsala o Rum, mentre noi per non rendere la torta troppo carica di alcolici non lo facciamo». Paese che vai, torta della sagra che trovi. «Mia nonna di Polesine, ne fa una simile, ma usa confettura di susine, cioccolato a scaglie (metà fondente e metà al latte), e sopra direttamente la fiocca di albumi con mandorle tritate e zucchero». Personalmente, mi ricorda la torta che la zia di Sorbolo giusto per la fiera ottobrina mi faceva sempre trovare.

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