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La Vasca

Imagine: il mondo a 20 anni - Un gruppo di ragazzi e la mafia invisibile del nord

12 ottobre 2013, 19:49

 Francesca Gatti

La mafia è dovunque. Se volessimo datare quest’ asserzione probabilmente le daremmo un tratto moderno e recente; la penseremmo come una risposta a chi ancora obietta, sfacciatamente, che la mafia non esiste o, semplicemente, non esiste qui. Ma, a scapito delle nostre presupposizioni, erano invece gli anni Ottanta, e a pronunciarla era Giuseppe (detto Pippo) Fava, scrittore, drammaturgo, saggista, sceneggiatore e giornalista catanese, direttore de Il giornale del Sud e fondatore de I Siciliani.  La mafia aveva già allora iniettato il suo veleno anche all’interno del prosperoso Nord, favorita da un cono d’ombra lungo trent’anni, che le ha permesso di penetrare e di diffondersi capillarmente in ogni luogo. Uno di questi è Milano.  

Milano è diventata, nel 2011, la sede di Stampo antimafioso, una redazione giornalistica on line, nonché un’associazione formata da studenti universitari, il cui scopo è quello di raccontare le organizzazioni criminali presenti nell’Italia settentrionale e in Lombardia in particolare. Studenti di scienze politiche, di lettere e di giurisprudenza dell’Università statale di Milano, frequentanti il corso di Sociologia della criminalità organizzata presieduto da Nando dalla Chiesa, hanno messo in piedi il progetto con il fine di dare vita a quel genere di informazione che solo chi ha avuto coraggio ha potuto creare, e ispirandosi proprio a Fava, senza però la presunzione di esserne considerati degli eredi.

I riflettori sono puntati sulle “facce altre” della Lombardia e di Milano, sui loro aspetti che rischiano di essere relegati ai margini dalla stampa locale, e, quindi, di non ottenere l’attenzione e la comprensione che meritano, mi spiega Martina Mazzeo, una delle fondatrici di Stampo antimafioso, che chiarisce: “Il nostro obiettivo è quello di coprire le notizie che, su altri media, acquisterebbero una scarsa o nulla visibilità”.

Chiaro quindi il ruolo della stampa e in particolare di questa redazione, che non si deve abbandonare a omissioni, sfumature o semplicismi, ma anzi deve fornire notizie attinenti il tema, fungere da guida nella spiegazione delle stesse e produrre consapevolezza in chi legge, in modo da smascherare alcuni luoghi comuni sul fenomeno mafioso e squarciare così il velo che ha reso la mafia a lungo invisibile al Nord.

Il loro è un lavoro di archivio, di ricerca e di approfondimento confluente nella somma e nell’intreccio dei vari episodi, in modo da restituire la percezione della pervasività del fenomeno. Un ampio spazio è riservato agli eventi culturali, alle presentazioni di libri, ai dibattiti, alle conferenze e alle visite nelle scuole, che i ragazzi di Stampo antimafioso seguono o a cui partecipano direttamente. Esse costituiscono un punto di partenza necessario e fondamentale per la presa di coscienza da parte della popolazione, e soprattutto dei giovani. Dal momento che si può parlare di mafia in tanti modi quanti sono i linguaggi noti all’essere umano, la si spiega attraverso immagini, foto, cartoline, mappe, video, recensioni di libri, riflessioni, approfondimenti, interviste, cronache e (perché no), anche tesi di laurea.

Anche quest’anno, da novembre, riparte il Festival dei beni confiscati alle mafie e Stampo antimafioso è intenzionato a seguirlo e raccontarlo. Lo scorso anno era stato appositamente creato un sito contenente le interviste ai relatori, scrittori e registi da parte dei volontari della redazione. Il Festival si può considerare una festa, spiega Martina, non solo per la presenza di concerti e di personaggi, ma anche per la restituzione, almeno per un giorno, alla cittadinanza di alcuni beni e, al contempo, per la valorizzazione delle attività a cui gli stessi sono stessi ri - destinati”.

IMAGINE: IL MONDO A VENT'ANNI

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