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Parma

"Parma color malva", l'elegante bianco e nero della memoria

21 ottobre 2013, 21:00

E' stato presentato oggi all'istituto Toschi il libro fotografico "Parma color malva", con i testi di Luigi Alfieri e Marta Santacatterina. E' stato ricordato anche Marco Federici, giornalista della Gazzetta di Parma che ha perso la vita in un incidente lo scorso luglio: a lui è dedicato il volume.

Ampio servizio sulla Gazzetta di Parma in edicola martedì 22 

L'articolo di annuncio della presentazione

Manuela Bartolotti

Parma è color malva per Proust. E’ in bianco e nero nelle immagini di Giovanni Amoretti a comporre il bel libro fotografico commentato dai testi di Luigi Alfieri e Marta Santacatterina, che sarà presentato nell’Aula Magna del Liceo Toschi oggi, lunedì, alle 18,30.
 Per l’occasione, con le letture di Gian Franco Tosi e la visita alla Sala Bartolini e all’Accademia di Belle Arti, si potrà forse ritrovare l’atmosfera di un tempo perduto, di una Parma perduta, riassaporare la «dolcezza del vivere, ignota a chi non ha vissuto quegli anni (i ’50 del Dopoguerra) e quella città» come scrive Alfieri nell’illuminante prefazione al volume.
 Perché il color malva del titolo, quella sensazione di un tepore morbido, avvolgente e delicato come il profumo delle viole che affascinò Proust, s’è perduto nel chiassoso, vuoto bailamme della contemporaneità, ma scaturisce inaspettatamente dalla grana delle vecchie fotografie dello Studio Amoretti.
 Esse respirano, parlano, riacciuffano i dettagli inconfondibili di luoghi, persone, momenti, proprio come i brevi, densi fotoracconti di Alfieri, che qua e là schiudono le finestre della memoria sulle vedute e gli scorci anche emotivi, lirici di una città ancora con un’anima, viva, palpitante, in fermento, ricca di stimoli culturali, imprenditoriali, artistici.
Una città che non strappa il tessuto delle tradizioni, ma nel canovaccio infarinato per la fojeda avvolge le preziose gemme, le distinzioni di parmigianità e i ricordi, mentre del tabarro, elegante scudo per le nebbie pungenti, fa un mantello da regina, anzi da duchessa.
Che spessore, che eleganza c’è in quel bianco e nero, in quei contrasti di ombra e luce a restituire la personalità, la consistenza storica e umana di un mondo purtroppo dissolto. Davvero «sic transit gloria mundi», a guardare la città di oggi, snaturata, globalizzata, impoverita di genio e di talento, ma anche di «savoir-vivre». C’è tanta nostalgia e anche un po’ di amarezza per la consapevolezza dell’ormai perduta età dell’oro. Ne è passata di acqua sotto i ponti. E nemmeno la Parma voladora vola più. Come per Alinari a Firenze, restano le foto di Amoretti, le poesie, anzi i brevi ma emozionanti fotoracconti di Alfieri, in questo libro dedicato al collega Marco Federici, prematuramente scomparso.
Proprio negli stessi giorni è poi presentato in Russia l’altro testo raro, a tiratura limitata e parmigiano doc, «Il sole e la neve» sempre di Alfieri, con illustrazioni di Enrico Robusti su pagine di carta da salame. Un ulteriore segno di speranza? Per costruire il futuro, bisogna far tesoro del passato. E Parma, almeno sulla carta, è ancora «compatta, liscia, dolce, color malva».

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