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Thuram: "La mia battaglia contro tutti i razzismi"

05 novembre 2013, 08:01

Thuram:

Giorgia C. Facchinetti

«Ho scoperto di essere nero all’età di nove anni, quando da Guadalupe sono arrivato in Francia. Eppure anche in Guadalupe avevo gli specchi». E’ un messaggio forte quello che Lilian Thuram, un passato da campione del mondo, lancia ai giovani d’oggi. Infatti il fuoriclasse francese la sua partita più importante oggi la gioca tra i banchi di scuola. 
 Convinto che «Si devono educare i giovani, per cambiare i pregiudizi e trasformare il mondo in un posto migliore», ospite della nostra città in occasione della partita del Centenario, ha accettato con entusiasmo l’invito rivoltogli dall’Istituto Superiore Pietro Giordani per presentare la sua Fondazione, «Foundation Lilian Thuram, éducation contre le racisme», con la quale porta avanti un’intelligente battaglia contro i pregiudizi culturali e storici che opprimono le popolazioni di pelle nera. 
Tanti gli aneddoti che il calciatore francese ha voluto condividere con i ragazzi raccolti in Aula Magna, episodi della sua vita che l’hanno fatto riflettere e l’hanno portato a scrivere un libro, presentato in Italia nell’aprile scorso: «Le mie stelle nere». Un appassionante volume composto da decine di profili di personaggi di colore che hanno fatto la storia, da Mandela a Esopo, da Muhammad Ali a Billie Holiday. 
Ma da dove nasce questo bisogno è lo stesso Thuram a spiegarlo «Per far capire meglio cosa ho provato, racconto spesso un aneddoto. Quando sono arrivato in Francia andava di moda un cartone animato con protagonista due mucche, una nera molto stupida e una bianca molto intelligente, e allora qualche compagno di classe amava chiamarmi con il nome della mucca scema, Noiraude. Questo mi rendeva molto triste e una volta chiesi a mia madre perché la gente dicesse cose del genere e lei mi ha risposto che era così, le persone sono razziste e non cambiano...da quel momento mi sono impegnato a capire il perché delle cose e adesso so che il razzismo è un fatto puramente culturale, come l’omofobia e il sessismo. E sono convinto che invece le cose possono cambiare. Basta discuterne». 
A chi gli chiede cosa significa avere la pelle nera Thuram risponde «Nulla. Io sono convinto che non ci siano tante razze, ma un’unica razza che è quella umana».