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Crollo del Cattani

"Mia madre, sopravvissuta grazie agli armadietti caduti"

La testimonianza della figlia di una infermiera in servizio all'ospedale il giorno dell'esplosione

13 novembre 2013, 18:53

"Davanti ai suoi occhi c'era qualcosa di terribile, sconvolgente e indimenticabile". E' Annalisa a riavvolgere i ricordi della madre, che nel 1979 era una  giovane infermiera professionale al "Cattani". E' Annalisa a scrivere a Gazzettadiparma.it per raccontare la storia di quella giovane donna che - salvatasi grazie alla protezione degli armadietti caduti, comunque ferita - cercò di aiutare chi le stava intorno. La storia della sua famiglia davanti al tg, in attesa di notizie, la storia di Anselmo.

"Mia madre era in turno, proprio quel giorno, in quello stesso piano dove avvenne lo scoppio - scrive Annalisa -, e la sua salvezza fu che si stava occupando della pulizia della strumentazione in una stanza posta nel corridoio giusto girato l'angolo rispetto al punto a dove avvenne l'esplosione. Lo scoppio si verificò per fortuna di tanti, in un locale abbastanza esterno rispetto al resto della struttura, altrimenti il bilancio di morti e feriti sarebbe stato ben più pesante".

" Lei - contiua - si ritrovò sepolta dai calcinacci, stordita e ferita a causa dell'onda d'urto: per fortuna, come mi raccontò in seguito mia madre, gli armadietti divelti dal botto l' avevano in parte protetta, ed appena fu in grado di liberarsi ed uscire dalla stanza, ciò che vide davanti ai suoi occhi fu qualcosa di terribile, sconvolgente e indimenticabile. Il pavimento era scomparso, così come le pareti, il tetto e tutte le persone tra degenti e operatori presenti sui tre piani di quell'ala dell'edificio ora polverizzata e accartocciata su sè stessa come carta bruciata. Mia madre e le sue colleghe superstiti , anche se sgomente, si fecero forza, e immediatamente iniziarono a soccorrere quanti potevano, tra urla, gemiti e brandelli umani, col timore che potesse verificarsi un altro scoppio o crollo. I soccorsi furono immediati, e loro, insieme ad altri intrappolati negli altri piani, vennero salvate dai pompieri".

"Io all'epoca avevo 13 anni - spiega la donna -, e mi ricordo che ero a casa dei miei nonni materni insieme a mio fratello più piccolo; ricordo il botto tremendo, eravamo in zona Cittadella, e mi chiesi che razza d'aereo poteva fare un simile fracasso. Mio nonno invece, avendo fatto l'artigliere in guerra, capì subito che si trattava di uno scoppio. Oltretutto si poteva benissimo vedere un pennacchio di fumo scuro levarsi nel cielo in direzione nord-est. Subito si sparse la voce che era esploso un qualche serbatoio di carburante, ma quando si capì che era coinvolto l'ospedale l'angoscia prese il sopravvento. Allora non c'erano i cellulari e le notizie che giungevano erano poche, confuse e frammentarie. Mio nonno prese subito la macchina e corse là per vedere cos'era successo a sua figlia, mia madre. Fino a sera rimanemmo all'oscuro, anche perchè ascoltando proprio il tg di TvParma, eravamo al corrente di cosa era accaduto e quindi molto preoccupati".

"Per fortuna - prosegue Annalisa - ad un certo punto mio nonno e mia madre rientrarono. Lei era stata medicata, ma stava bene, anche se psicologicamente distrutta e choccata. Mi disse che comuqnue lei e le altre erano rimaste perchè era il loro dovere, e i colleghi allora erano anche amici. Mia madre nei rimanenti trent'anni di servizio prima come infermiera professionale e poi come caposala mai dimenticherà ciò che avvenne quel terribile giorno, e ad ogni anniversario il suo pensiero va sopratutto al carissimo Anselmo, il suo collega infermiere che all'epoca venne ingiustamente accusato di essere in parte responsabile dell'accaduto per imperizia. Peccato che anche lui fosse deceduto: anzi di lui , trovandosi proprio nel punto focale dell'esplosione, non rimase nulla, se non brandelli e una traccia scura sullo spuntone di muro portante. Io stessa l'avevo conosciuto, era una persona squisita. A tutt'oggi non vi sono veri indagati, ma noi sappiamo che la Giustizia non vive in questi italici lidi. Piantumino pure degli alberi, il parco ospedaliero ne guadagnerà, e per Anselmo propongo il mite e forte ulivo, perchè lo merita."