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Quartieri

I commercianti del centro Le Vele: «Siamo in balia dei delinquenti»

In un anno, dieci furti nei negozi: «In pochi non possiamo organizzare un servizio di sicurezza».

14 novembre 2013, 20:07

I commercianti del centro Le Vele: «Siamo in balia dei delinquenti»

 

Matteo Scipioni
In un anno si contano una decina di colpi e, addirittura, una rapina a mano armata sventata all'ultimo istante, con tanto di ladri incappucciati pronti a irrompere dentro la sala da poker nel corso di un torneo. Parma, San Prospero, centro commerciale «Le Vele», e non la metropoli di un videogioco. 
Nel tardo pomeriggio, dei clienti nemmeno l'ombra: dodici attività commerciali semi vuote e tanta rabbia da parte dei titolari dei negozi. Il messaggio, nemmeno tanto velato, diretto al Comune è: «Nessun aiuto e nessun incentivo impediscono l'apertura di negozi: più attività commerciali equivalgono a più attrazioni che portano gente». 
L'equazione è, a questo punto, semplice: «Più clienti uguale più soldi e, quindi, la possibilità di investire in un capillare servizio di sicurezza». Due attività hanno già annunciato la chiusura, in tre  stanno pensando seriamente a questa decisione. Nei negozi non è acceso nemmeno il riscaldamento. Mario Gaida (profumeria Femme Fatale) ha subito due furti: «Abbiamo portato via la merce per paura. Se nessuno fa niente, anche noi dobbiamo chiudere». Marco Pioli (Cmp, abbigliamento): «Questo è il Far West e noi siamo stati abbandonati. Siamo in pochi e non possiamo strutturare un servizio di sorveglianza». Pioli rincara: «Il Comune in Oltretorrente ha incentivato gli investimenti nelle attività commerciali, ma qui non fa nulla». Paola Lauria (Foto Digital). «Il 31 gennaio chiudo, devo aggiungere altro? Non è partito il centro, non sono partite le difese, semplice». Fulvio Ventura (bar La Cambusa) è l'unico leggermente controcorrente: «Io sopravvivo perchè lavoro un po' a mezzogiorno, ma attorno basta dare un'occhiata per capire».  Tutti, poi, lamentano: «Per le necessità generali non sappiamo a chi rivolgerci». 
Leo Za (Arcadia, casalinghi-abbigliamento): «Aspettiamo che il Comune faccia qualcosa». Mentre Dino Guaccio (Brico OK) è l'unico un po' tranquillo: «Noi abbiamo la nostra sicurezza che vigila costantemente. Qui attorno, comunque, è tutto lasciato a se stesso». Mario Gruzza di Stop and Go - dopo il colpo subito ha messo dei dissuasori di cemento davanti alla vetrina - allarga il discorso: «Non è un problema solo del centro commerciale, è Parma che oramai è diventata invivibile: questi delinquenti restano sempre impuniti». Paolo Panizza (Communication network, cumputer) l'ultimo visitato dai ladri, domenica, esprime la sua rabbia: «Non riusciamo a tutelarci: abbiamo le mani legate in tutti i sensi. Se poi li prendi, i ladri tornano la sera dopo... In Italia è così». Chiude Fausto Locciola (Lara Optical): «Noi teniamo botta perchè abbiamo un marchio, ma gli altri non so come faranno a resistere. Siamo in pochi, non riusciamo ad avere un servizio di sicurezza».
Matteo Scipioni

 

In un anno si contano una decina di colpi e, addirittura, una rapina a mano armata sventata all'ultimo istante, con tanto di ladri incappucciati pronti a irrompere dentro la sala da poker nel corso di un torneo. Parma, San Prospero, centro commerciale «Le Vele», e non la metropoli di un videogioco. Nel tardo pomeriggio, dei clienti nemmeno l'ombra: dodici attività commerciali semi vuote e tanta rabbia da parte dei titolari dei negozi. Il messaggio, nemmeno tanto velato, diretto al Comune è: «Nessun aiuto e nessun incentivo impediscono l'apertura di negozi: più attività commerciali equivalgono a più attrazioni che portano gente». L'equazione è, a questo punto, semplice: «Più clienti uguale più soldi e, quindi, la possibilità di investire in un capillare servizio di sicurezza». Due attività hanno già annunciato la chiusura, in tre  stanno pensando seriamente a questa decisione. Nei negozi non è acceso nemmeno il riscaldamento. Mario Gaida (profumeria Femme Fatale) ha subito due furti: «Abbiamo portato via la merce per paura. Se nessuno fa niente, anche noi dobbiamo chiudere». Marco Pioli (Cmp, abbigliamento): «Questo è il Far West e noi siamo stati abbandonati. Siamo in pochi e non possiamo strutturare un servizio di sorveglianza». Pioli rincara: «Il Comune in Oltretorrente ha incentivato gli investimenti nelle attività commerciali, ma qui non fa nulla». Paola Lauria (Foto Digital). «Il 31 gennaio chiudo, devo aggiungere altro? Non è partito il centro, non sono partite le difese, semplice». Fulvio Ventura (bar La Cambusa) è l'unico leggermente controcorrente: «Io sopravvivo perchè lavoro un po' a mezzogiorno, ma attorno basta dare un'occhiata per capire».  Tutti, poi, lamentano: «Per le necessità generali non sappiamo a chi rivolgerci». Leo Za (Arcadia, casalinghi-abbigliamento): «Aspettiamo che il Comune faccia qualcosa». Mentre Dino Guaccio (Brico OK) è l'unico un po' tranquillo: «Noi abbiamo la nostra sicurezza che vigila costantemente. Qui attorno, comunque, è tutto lasciato a se stesso». Mario Gruzza di Stop and Go - dopo il colpo subito ha messo dei dissuasori di cemento davanti alla vetrina - allarga il discorso: «Non è un problema solo del centro commerciale, è Parma che oramai è diventata invivibile: questi delinquenti restano sempre impuniti». Paolo Panizza (Communication network, cumputer) l'ultimo visitato dai ladri, domenica, esprime la sua rabbia: «Non riusciamo a tutelarci: abbiamo le mani legate in tutti i sensi. Se poi li prendi, i ladri tornano la sera dopo... In Italia è così». Chiude Fausto Locciola (Lara Optical): «Noi teniamo botta perchè abbiamo un marchio, ma gli altri non so come faranno a resistere. Siamo in pochi, non riusciamo ad avere un servizio di sicurezza».