Sei in Archivio

Lotta alla criminalità

Don Ciotti: l'indifferenza è complice della mafia

Il sacerdote ieri all'Itc Bodoni. "Mario Tommasini, un maestro e un punto di riferimento che ha fatto onore a questa terra".

20 novembre 2013, 14:04

Don Ciotti: l'indifferenza è complice della mafia

 

Beppe Facchini
«Rifiutare i compromessi, informarsi il più possibile, facendo leva sulla “sana curiosità” tipica dei giovani, e soprattutto assumersi le proprie responsabilità per “essere davvero quel cambiamento di cui abbiamo bisogno: l’indifferenza è il male più grande del nostro Paese”». 
Martedì mattina, auditorium dell’Itc Bodoni di viale Piacenza: parla don Ciotti, in platea ci sono oltre 300 studenti iscritti a ben 10 diverse scuole superiori della provincia. L’occasione, è il «Meeting Giovani. Luoghi (non) comuni», un evento per discutere di cittadinanza attiva, promosso dallo stesso ente di piazzale della Pace e dal Gruppo Abele, la onlus di Torino il cui presidente è sinonimo in tutta Italia di legalità, giustizia sociale e lotta alla criminalità. Si tratta del fondatore di «Libera contro le mafie», appunto don Luigi Ciotti, il quale, presentandosi ai ragazzi come un semplice «amico», ha invitato tutti quanti, istituzioni comprese, ad un impegno concreto per combattere le ingiustizie della società attuale.
 La sua è una vera e propria lezione di vita, che suggerisce di prendere esempio anche da quelle «persone stupende di questo territorio da cui anche io, in 40 anni di iniziative a Parma, ho imparato tanto». Un nome fra tutti: Mario Tommasini, «per me un maestro ed un punto di riferimento che ha fatto onore a questa terra», coinvolta nella lotta alla mafia esattamente come il resto del Paese, secondo il sacerdote di origini venete. «Anche se con forme, colori e accenti diversi, la mafia al nord esiste da almeno sessant’anni - ha proseguito -, ma il problema più grande è la mafiosità che coinvolge tutti, da Parma a Palermo: siamo un Paese malato di delega e restare in silenzio, guardare senza fare niente per difendere la legalità, vuol dire alimentare le grandi organizzazioni criminali», ha continuato don Ciotti, in un intervento fiume, durato oltre un’ora, carico di speranza, durante il quale ha definito la Costituzione italiana «il primo vero libro antimafia a nostra disposizione. La responsabilità di ognuno di noi è la sua spina dorsale - ha aggiunto - e cederla vuol dire rinunciare alla propria libertà. Dobbiamo tutti metterci in gioco, usando legalità e solidarietà come strumenti per arrivare alla vera giustizia sociale: non basta essere cittadini a intermittenza, commuoversi e indignarsi solo quando ci sono tragedie come quelle di Lampedusa». No, non basta. Bisogna essere cittadini responsabili sempre, combattendo quotidianamente, anche con piccoli gesti, «violenza, corruzione, illegalità, sfruttamento della prostituzione, usura: il male esiste e per affrontarlo il primo passo è riconoscerlo, chiamarlo per nome. Come ha fatto Papa Francesco, che ha chiamato la corruzione puzza, putrefazione». L’insegnamento di don Luigi Ciotti, quindi, è chiaro e, anche se rivolto per l’occasione a giovani studenti, è da estendere sicuramente a chiunque: ogni giorno, non basta aspettare che siano gli altri a fare qualcosa per il bene della collettività, ma tocca a tutti «muoversi, decidere da che parte stare. Vi auguro di essere sempre persone oneste, abbiatene il coraggio - si è infine rivolto ai ragazzi -: è di questo che ha bisogno il nostro Paese».
Beppe Facchini
«Rifiutare i compromessi, informarsi il più possibile, facendo leva sulla “sana curiosità” tipica dei giovani, e soprattutto assumersi le proprie responsabilità per “essere davvero quel cambiamento di cui abbiamo bisogno: l’indifferenza è il male più grande del nostro Paese”». Martedì mattina, auditorium dell’Itc Bodoni di viale Piacenza: parla don Ciotti, in platea ci sono oltre 300 studenti iscritti a ben 10 diverse scuole superiori della provincia. L’occasione, è il «Meeting Giovani. Luoghi (non) comuni», un evento per discutere di cittadinanza attiva, promosso dallo stesso ente di piazzale della Pace e dal Gruppo Abele, la onlus di Torino il cui presidente è sinonimo in tutta Italia di legalità, giustizia sociale e lotta alla criminalità. Si tratta del fondatore di «Libera contro le mafie», appunto don Luigi Ciotti, il quale, presentandosi ai ragazzi come un semplice «amico», ha invitato tutti quanti, istituzioni comprese, ad un impegno concreto per combattere le ingiustizie della società attuale. La sua è una vera e propria lezione di vita, che suggerisce di prendere esempio anche da quelle «persone stupende di questo territorio da cui anche io, in 40 anni di iniziative a Parma, ho imparato tanto». Un nome fra tutti: Mario Tommasini, «per me un maestro ed un punto di riferimento che ha fatto onore a questa terra», coinvolta nella lotta alla mafia esattamente come il resto del Paese, secondo il sacerdote di origini venete. «Anche se con forme, colori e accenti diversi, la mafia al nord esiste da almeno sessant’anni - ha proseguito -, ma il problema più grande è la mafiosità che coinvolge tutti, da Parma a Palermo: siamo un Paese malato di delega e restare in silenzio, guardare senza fare niente per difendere la legalità, vuol dire alimentare le grandi organizzazioni criminali», ha continuato don Ciotti, in un intervento fiume, durato oltre un’ora, carico di speranza, durante il quale ha definito la Costituzione italiana «il primo vero libro antimafia a nostra disposizione. La responsabilità di ognuno di noi è la sua spina dorsale - ha aggiunto - e cederla vuol dire rinunciare alla propria libertà. Dobbiamo tutti metterci in gioco, usando legalità e solidarietà come strumenti per arrivare alla vera giustizia sociale: non basta essere cittadini a intermittenza, commuoversi e indignarsi solo quando ci sono tragedie come quelle di Lampedusa». No, non basta. Bisogna essere cittadini responsabili sempre, combattendo quotidianamente, anche con piccoli gesti, «violenza, corruzione, illegalità, sfruttamento della prostituzione, usura: il male esiste e per affrontarlo il primo passo è riconoscerlo, chiamarlo per nome. Come ha fatto Papa Francesco, che ha chiamato la corruzione puzza, putrefazione». L’insegnamento di don Luigi Ciotti, quindi, è chiaro e, anche se rivolto per l’occasione a giovani studenti, è da estendere sicuramente a chiunque: ogni giorno, non basta aspettare che siano gli altri a fare qualcosa per il bene della collettività, ma tocca a tutti «muoversi, decidere da che parte stare. Vi auguro di essere sempre persone oneste, abbiatene il coraggio - si è infine rivolto ai ragazzi -: è di questo che ha bisogno il nostro Paese».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA