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LE INDAGINI

«Rapimento» lampo, caccia all'ex fidanzato marocchino

Clandestino, vive a Reggio Emilia: avrebbe costretto la ragazza a salire in auto

23 novembre 2013, 10:28

«Rapimento» lampo, caccia all'ex fidanzato marocchino

 

L'indagine sull'oscuro «rapimento» lampo di giovedì mattina pare tutt'altro che finita. 
Continuano gli accertamenti della Squadra mobile per chiarire i contorni di questa delicata e intricata storia: si cerca soprattutto il giovane marocchino che l'altra mattina avrebbe costretto la ventenne di origini polacche - con la quale in passato aveva avuto una relazione - a salire su un'auto insieme ad altri tre connazionali. 
L'uomo - che è clandestino e bazzica nella zona di Reggio Emilia dove in passato risiedeva anche la ragazza - non sarebbe ancora stato rintracciato, ma è chiaro che la sua versione dei fatti è considerata un tassello fondamentale. 
  Rispetto a come era stato lanciato l'allarme dall'amica-testimone, la ventenne polacca aveva comunque alleggerito la posizione dell'ex fidanzato - che tra l'altro è il padre del bambino che porta in grembo - già l'altra sera con gli investigatori, dopo essere stata raccolta da una pattuglia sulla via Emilia, all'altezza di San Pancrazio. La ragazza avrebbe raccontato che poche ore prima il marocchino s'era materializzato in viale Mentana a bordo di una Golf nera. L'auto si sarebbe  fermata all'altezza del Duc non appena aveva intercettato la ex insieme a un'amica. Sceso dalla macchina (gli altri erano rimasti a bordo), le si era avvicinato ordinandole di salire e quando l'amica s'era messa in mezzo in difesa della ragazza l'aveva spinta facendola cadere a terra. Tra l'altro, anche l'amica è in stato interessante (al quinto mese): era stata lei, dopo aver raggiunto la pescheria di via Trento dove lavora il fidanzato della ventenne, a raccontargli in lacrime la scena terrificante di poco prima («mi ha detto che il marocchino sceso dalla macchina aveva un coltello e una pistola»). Una sequenza che deve aver creato qualche perplessità (da viale Mentana e via Trento non sono esattamente due passi: perché arrivare fino al negozio anziché chiedere aiuto a qualcuno, facendo arrivare subito la polizia?).
Comunque: l'allarme-sequestro era scattato forte e chiaro, in via Trento era approdata una pattuglia a raccogliere il concitato racconto della testimone, gli uomini di squadra volanti e squadra mobile s'erano immersi in questa intricata vicenda dove era evidente che - qualunque fosse la verità - non c'era tempo da perdere. 
Altro fatto strano: nella manciata di ore in cui tutti quanti cercavano la ventenne polacca, lei ha sempre avuto con sè il suo cellulare, nessuno gliel'ha sequestrato (anche se a un certo punto le avrebbero ordinato di spegnerlo) e proprio quel telefonino avrebbe permesso agli agenti di seguire i vari spostamenti dell'auto. Resta anche da capire perché sia stata «scaricata» a San Pancrazio (lei stessa avrebbe parlato di un casolare), dove la ragazza - finalmente rimasta sola - è stata trovata dai poliziotti. l.f.
L'indagine sull'oscuro «rapimento» lampo di giovedì mattina pare tutt'altro che finita. Continuano gli accertamenti della Squadra mobile per chiarire i contorni di questa delicata e intricata storia: si cerca soprattutto il giovane marocchino che l'altra mattina avrebbe costretto la ventenne di origini polacche - con la quale in passato aveva avuto una relazione - a salire su un'auto insieme ad altri tre connazionali. 
L'uomo - che è clandestino e bazzica nella zona di Reggio Emilia dove in passato risiedeva anche la ragazza - non sarebbe ancora stato rintracciato, ma è chiaro che la sua versione dei fatti è considerata un tassello fondamentale.   Rispetto a come era stato lanciato l'allarme dall'amica-testimone, la ventenne polacca aveva comunque alleggerito la posizione dell'ex fidanzato . l.f....................................Articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola