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Reportage dalla Russia

Mosca, una passeggiata di notte tra i fantasmi della Piazza Rossa

Il cuore della capitale degli zar evoca ricordi e suggestioni speciali: da Caterina a Putin, passando per Stalin

25 novembre 2013, 20:16

Mosca, una passeggiata di notte tra i fantasmi della Piazza Rossa

Luigi Alfieri

lalfieri@gazzettadiparma.net

La notte fa partire la macchina dei ricordi. A pieni giri. Ancora di più una notte passata in un posto ricco di suggestioni antiche. E la piazza Rossa di Mosca è un posto colmo di suggestioni antiche. Viene alla mente la televisione in bianco e nero. Gli anni Sessanta e le voci mielate di Vittorio Citterich e Demetrio Volcic, che raccontano la sfilata del Primo maggio al telegiornale della rete Uno. Carrarmati, missili, testate nucleari, fanti che fanno il passo dell’oca e lassù, in alto, i gerarchi del regime coi cappotti grigi, i colli di pelliccia, il cappello di astrakan e le facce impenetrabili. Sguardi fatti d’acqua che non esprimono nulla. Vecchie sopracciglia di mummie senza cuore. I nasi furbi, animaleschi, di chi è sopravvissuto alle purghe di Stalin. Le mani che si sfiorano per un applauso orientale. E Demetrio che cerca di spiegare i segreti del Cremlino. Di leggere tra le file. Ecco Kossighin è passato dalla seconda alla prima. E’ in ascesa. Gromiko è sempre lì davanti, come trent'anni fa. Imbalsamato nel potere e dal potere. Appena sotto, il mausoleo di Lenin, simbolo geometrico del potere comunista. Marmo rosso come il colore del sangue e delle mura del castello dei tiranni. Ed è ancora lì, dopo quarant'anni, il mausoleo di Lenin. Purpureo, di pietra squadrata. In qualche modo spaventoso. Neppure Putin - l’ultimo zar, pardon, l’ultimo segretario generale - ha il coraggio di toglierlo dalla Piazza Rossa. Arrivano a centinaia di migliaia da tutto il mondo a baciare il sepolcro del padre della dittatura del proletariato. Per ironia della sorte, lui che odiava ogni chiesa, è ancora adorato come un santo. Una ragazza lancia un fiore nella notte. La guardia in divisa guarda e sorride.
Di fronte sta il nuovo. Coperti da un vestito di luci come un albero di Natale, ci sono i magazzini Gum. Hanno appena compiuto centoventi anni. Sono nati a fine Ottocento come atto di modernità della Russia zarista, poi con la vittoria dei compagni, sono diventati un involontario simbolo di povertà. I gerarchi vi esponevano il meglio della produzione sovietica. Cioè nulla. Cose che ai pochi turisti occidentali tiravano le labbra in un amaro sorriso. Adesso da Gum ci sono i corner di Cartier, Armani, Hermès, Max Mara, Breguet, Gucci, Rolex. Gum è il simbolo della nuova Russia: ricca (per pochi) e cafona. Luminarie, prodotti costosi, bar esclusivi. Ci può comprare solo chi ha tanti soldi. Perché quella russa è una società dove conta unicamente il denaro. Vesti Hermès? Sei qualcuno. L’eleganza vera, quella degli aristocratici belle époque che giravano il mondo con classe ineguagliata, non c'è più. Tornerà, se tornerà, tra molte generazioni. I nuovi oligarchi non fanno la fila nei ristoranti e nei musei mettendo mano a rotoli da 500 euro per pagare la loro inciviltà. C'è ancora, invece, nella notte sulla Piazza Rossa, l’intramontabile bellezza della cattedrale di San Basilio. Quelle cupole colorate che sembrano coni di gelato alla frutta, colpite dalla luce intensa dei riflettori, brillano nell’oscurità come gioielli. Sono così orientali, così lontane dalle nostre architetture di antichi europei, che non si capisce come facciano a entrare nel cuore e nell’anima nostra, a sedurci e stupirci. Eppure non c'è un italiano, un inglese un francese, che nel buio della notte dell’Est, rinunci a fare giri su giri attorno alla luce che rimbalza sulle pietrose cipolle della cattedrale, sui campanili rostrati, sui fregi decorati alla tartara.
E’ un mistero insondabile, il mistero della bellezza. San Basilio è in contrasto totale con le mura semplici del Cremlino, rosse di mattoni. I contrafforti dell’antico castello della città corrono senza fronzoli per la piazza. Nessun decoro: solo i rudimentali merli ghibellini, copiati dagli stilemi di un’Italia lontana. Eppure anche quelle pareti purpuree, impastate di ombre, creano emozioni speciali. Dentro il loro perimetro è nato e cresciuto il potere degli zar, è lì che venivano conservati i grandi segreti dell’impero, è lì che Caterina scriveva le lettere a Voltaire, che Alessandro studiava le mosse di Napoleone, è li che i gerarchi rossi hanno combattuto le loro guerre intestine. Di nascosto dal popolo. Zinoviev contro Stalin, Stalin contro Trotsky, Berija con tutti e contro tutti. E poi Kruscev, Breznev, Gorbaciov, Eltsin, Putin. Quanta storia. Quante storie volteggiano nella notte sulla Piazza Rossa. Quanti fantasmi. Quanti sogni. E il ricordo di indimenticabili telegiornali in bianco e nero.