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band di provincia

Last Minute Quartet

26 novembre 2013, 17:57

Last Minute Quartet

 

Giulia Viviani
Doveva essere la storia di una notte e invece è diventata una cosa seria, un’unione che va avanti da un anno e mezzo. Questa è la storia del Last Minute Quartet, band nata all’«ultimo minuto» prima di un concerto, e che da allora non si è più fermata: «Mi era stato chiesto di mettere in piedi un set per aprire il concerto di un’altra band, gli amici Journey to Gemini, al circolo di Ronco Campo Canneto - racconta Giorgio Montanari, percussionista - ma in quel momento non suonavo con nessun gruppo, così ho fatto un paio di telefonate e diciamo che ne ho creato uno dal nulla, facendo conoscere persone che non avevano mai suonato insieme prima». In pratica doveva essere una «one night band», roba da una sera e via, e invece hanno suonato talmente bene assieme Giorgio, Alessandro Cavagna (subentrato a Francesca Alinovi), Tiziano Reverberi e Cristina Fontanelli, da non volersi più separare: «Ci siamo divertiti, c’era sintonia, perché non provare ad andare avanti?». Da allora i concerti non sono mancati e in repertorio si contano una settantina di pezzi che vengono spesso rinnovati: «Facciamo cover di brani famosi ma non inflazionati - spiega Cristina - e cerchiamo di variare anche per non annoiare i tanti amici che ci seguono con costanza». Cover si è detto, e subito in molti penseranno a qualcosa di meno serio dei pezzi originali: «Questione di scelte - rimarca Giorgio -. Per anni ho suonato con diverse band con cui si facevano brani originali ed è inutile raccontarsela, il pubblico non presta molta attenzione alle novità, vuole divertirsi e la canzone che già conosce arriva con più immediatezza. Il punto è che anche noi ci divertiamo a reinterpretare, quindi non è una fatica assecondare questa tendenza ma ciò non significa che non ci cimenteremo con la scrittura di canzoni nostre, anzi in realtà abbiamo già in mente di lavorare a un album». Dal palco arrivano le note di grandi successi rock, pop e blues, alcuni dal sapore sixties, altri presi dal repertorio della black music, riarrangiati con l’inserimento della tromba, tutto in acustico e con uno stile diventato marchio di fabbrica. La maggior parte dei brani è in inglese e spuntano artisti come Prince, Green Day, Pink, Foo Fighters e Robbie Williams, tra i successi italiani salta fuori qualche chicca di Malika Ayane e l’intramontabile «Via con me» di Paolo Conte: «Nei locali suoniamo quello che ci piace, a seconda anche dell’energia che ci rimanda il pubblico, invece quando ci ingaggiano per i matrimoni siamo più flessibili e ovviamente attenti alle richieste della coppia» raccontano. Eppure come si accennava, i progetti per il futuro contemplano una naturale evoluzione verso l’originalità: «Ho qualche testo su cui possiamo lavorare tutti assieme - dice Alessandro - dobbiamo solo riuscire a trovare il tempo». Lo stile si diceva, non è un fatto secondario, quelle cravatte un po’ slacciate da «fuori ufficio», le piccole coreografie ad assecondare canzoni che piacciono sempre (è il caso ad esempio di «Walk like an egyptian» delle Bangles) e ogni tanto i colpi di testa, come quelle braghe calate per il concerto del compleanno della band, sono del resto pochi ma chiari indizi di un’anima in fondo molto festaiola.
Giulia Viviani

Doveva essere la storia di una notte e invece è diventata una cosa seria, un’unione che va avanti da un anno e mezzo. Questa è la storia del Last Minute Quartet, band nata all’«ultimo minuto» prima di un concerto, e che da allora non si è più fermata: «Mi era stato chiesto di mettere in piedi un set per aprire il concerto di un’altra band, gli amici Journey to Gemini, al circolo di Ronco Campo Canneto - racconta Giorgio Montanari, percussionista - ma in quel momento non suonavo con nessun gruppo, così ho fatto un paio di telefonate e diciamo che ne ho creato uno dal nulla, facendo conoscere persone che non avevano mai suonato insieme prima». In pratica doveva essere una «one night band», roba da una sera e via, e invece hanno suonato talmente bene assieme Giorgio, Alessandro Cavagna (subentrato a Francesca Alinovi), Tiziano Reverberi e Cristina Fontanelli, da non volersi più separare: «Ci siamo divertiti, c’era sintonia, perché non provare ad andare avanti?». Da allora i concerti non sono mancati e in repertorio si contano una settantina di pezzi che vengono spesso rinnovati: «Facciamo cover di brani famosi ma non inflazionati - spiega Cristina - e cerchiamo di variare anche per non annoiare i tanti amici che ci seguono con costanza». Cover si è detto, e subito in molti penseranno a qualcosa di meno serio dei pezzi originali: «Questione di scelte - rimarca Giorgio -. Per anni ho suonato con diverse band con cui si facevano brani originali ed è inutile raccontarsela, il pubblico non presta molta attenzione alle novità, vuole divertirsi e la canzone che già conosce arriva con più immediatezza. Il punto è che anche noi ci divertiamo a reinterpretare, quindi non è una fatica assecondare questa tendenza ma ciò non significa che non ci cimenteremo con la scrittura di canzoni nostre, anzi in realtà abbiamo già in mente di lavorare a un album». Dal palco arrivano le note di grandi successi rock, pop e blues, alcuni dal sapore sixties, altri presi dal repertorio della black music, riarrangiati con l’inserimento della tromba, tutto in acustico e con uno stile diventato marchio di fabbrica. La maggior parte dei brani è in inglese e spuntano artisti come Prince, Green Day, Pink, Foo Fighters e Robbie Williams, tra i successi italiani salta fuori qualche chicca di Malika Ayane e l’intramontabile «Via con me» di Paolo Conte: «Nei locali suoniamo quello che ci piace, a seconda anche dell’energia che ci rimanda il pubblico, invece quando ci ingaggiano per i matrimoni siamo più flessibili e ovviamente attenti alle richieste della coppia» raccontano. Eppure come si accennava, i progetti per il futuro contemplano una naturale evoluzione verso l’originalità: «Ho qualche testo su cui possiamo lavorare tutti assieme - dice Alessandro - dobbiamo solo riuscire a trovare il tempo». Lo stile si diceva, non è un fatto secondario, quelle cravatte un po’ slacciate da «fuori ufficio», le piccole coreografie ad assecondare canzoni che piacciono sempre (è il caso ad esempio di «Walk like an egyptian» delle Bangles) e ogni tanto i colpi di testa, come quelle braghe calate per il concerto del compleanno della band, sono del resto pochi ma chiari indizi di un’anima in fondo molto festaiola.