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il caso

La mamma di Michelle: «Ridatemi mia figlia: da 5 mesi è all'obitorio»

Lo sfogo di Victoria Campos: «Non riesco a odiare ma è impossibile perdonare»

27 novembre 2013, 16:19

La mamma di Michelle: «Ridatemi mia figlia: da 5 mesi è all'obitorio»

 

Chiara Pozzati
Se il dolore non dà tregua, il silenzio tortura. «Siamo vittime con Michelle. Da cinque mesi non c’è più, il suo corpo non mi è stato ancora restituito». Lo bisbiglia mamma Victoria, detta Edith, Campos Verde quasi non volesse disturbare. Ma fa male quell’avello vuoto, prenotato da luglio al cimitero della Villetta, che avrebbe dovuto accogliere l’urna della 20enne. Massacrata a martellate dal fidanzato ecuadoregno, Alberto Muños, la giovane peruviana viene ricordata ogni giorno. «Non passa minuto che non pensi a lei - dice Edith stanca, macerata dall’ennesima risposta mancata -. Hanno chiesto altri due mesi, il nullaosta della Procura arriverà nel nuovo anno. Non ho potuto nemmeno dirle addio: il funerale è sospeso». Non nasconde il calvario la donna che lancia un appello alle istituzioni: «Vi prego ridatemi mia figlia». Quella donna in divenire che sorride con gli occhioni spalancati dalla foto che la mamma porta sempre con sé. Nell’accogliente salotto, nelle chiese, alle manifestazioni. «Il termine per la consegna dei risultati dell’esame autoptico era fissato per il 20 settembre, ma è stato disposto un rinvio». Altri due mesi di buio, dove la più amara delle speranze si è spenta miseramente: «Speravo che la settimana scorsa qualcosa si muovesse, ma si sono aggiunti altri due mesi di posticipo. Parlano di impronte, di analisi del dna, intanto la mia bambina è in obitorio da mesi». Non c’è più rabbia, forse non c’è mai stata nella voce della donna. E’ svuotata dal dolore, lo sguardo vaga perso di fronte a una tazza di ginseng. A fianco a lei c’è l’incrollabile Norka, 18 anni spezzati dal dolore. La sorella per sempre che guida la madre, unico appiglio per non scivolare nella disperazione. «Abbiamo trovato il modo di ricordarla, di parlare con lei - confida la ragazzina dagli occhi grandi -. In salotto abbiamo una specie di piccolo altare con le sue foto, la collana che portava sempre, il crocifisso. Ma questo non basta, abbiamo deciso di cremarla nel rispetto dei suoi desideri. Ma vogliamo che l’urna riposi al cimitero, così chiunque potrà andarla a trovare». Inutile chiedere a madre e figlia com’è la loro vita da quel maledetto giorno. Hanno messo via tutto: il lavoro, quel che resta della famiglia. Tutto. Rimangono solo i ricordi e il dolore. Edith non riesce neppure a pronunciare il nome di chi le ha strappato Michelle, ma con sforzo sovrumano conferma: «Non riesco a odiare. Certo è impossibile perdonare e voglio che paghi per quel che ha fatto. La signora Muños ha provato a mettersi in contatto con me tramite gli avvocati, ma non credo ci sia molto da dire». Ora rimane solo quell’attimo sospeso e interminabile a combattere lo stillicidio quotidiano: «Vi prego restituitemi mia figlia». 
Chiara Pozzati
Se il dolore non dà tregua, il silenzio tortura. «Siamo vittime con Michelle. Da cinque mesi non c’è più, il suo corpo non mi è stato ancora restituito». Lo bisbiglia mamma Victoria, detta Edith, Campos Verde quasi non volesse disturbare. Ma fa male quell’avello vuoto, prenotato da luglio al cimitero della Villetta, che avrebbe dovuto accogliere l’urna della 20enne. Massacrata a martellate dal fidanzato ecuadoregno, Alberto Muños, la giovane peruviana viene ricordata ogni giorno. «Non passa minuto che non pensi a lei - dice Edith stanca, macerata dall’ennesima risposta mancata -. Hanno chiesto altri due mesi, il nullaosta della Procura arriverà nel nuovo anno. Non ho potuto nemmeno dirle addio: il funerale è sospeso». Non nasconde il calvario la donna che lancia un appello alle istituzioni: «Vi prego ridatemi mia figlia». ...................L'articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola