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Da punta a play maker: «Che bello essere duttili»

«Cambiare ruolo mi piace, ma adesso che faccio il regista vorrei aver cominciato prima»

28 novembre 2013, 19:36

Da punta  a play maker: «Che bello essere duttili»

 

Paolo Grossi
Marco Marchionni sta giocando con ottimi risultati come regista «basso», in pratica è il centromediano arretrato che, posizionato davanti alla difesa, dirige il  gioco. La sua è stata una continua evoluzione. Nell'Empoli, suo primo club professionistico, era arrivato nel 1998 come attaccante: una punta guizzante, veloce.  In terra toscana fu Silvio Baldini a trasformarlo in esterno di centrocampo. Poi a Parma ha fatto l'esterno nel 3-5-2, mentre a Firenze prima e con Donadoni poi è diventato interno di centrocampo, spostandosi infine nell'attuale posizione di play maker che condivide con Valdes. Insomma, in 15 anni ha giocato in tutti i ruoli, dato che una domenica, in assoluta emergenza, a Reggio Calabria Beretta lo fece giocare anche centravanti.
«In realtà mi piace molto essere duttile e anche cambiare ruolo per assecondare le esigenze degli allenatori - ha detto ieri Marchino - ma tutto sommato credo di aver dato il meglio di me nella classica posizione dell'esterno destro».
Dove faceva valere la sua velocità, mentre ora come play-maker conta di più essere veloci con il pensiero.
«Anche perché la velocità di gamba non è più quella di prima... Mi piace molto  anche fare il regista e dopo aver provato rimpiango di non averci giocato di più anche prima».
Un ruolo che però comporta una certa attitudine all'interdizione e che le è già costato cinque cartellini gialli. 
«In effetti sono un po' troppi: di solito ne prendevo quattro in tutto un campionato. La verità è che giocando nel mezzo del campo si è portati a interrompere le azioni degli avversari e quindi a volte ci scappa il fallo tattico».
Intanto la vittoria di Napoli, come quella sul Milan, dimostra che se il Parma sta sul pezzo è molto competitivo.
«E' vero, ma è anche vero che bisogna poi confermarsi in sfide come quella di sabato contro il Bologna. Bisogna trovare regolarità e non vivere solo di exploit. Il Bologna ad esempio è ostico, e l'anno scorso qui ci ha battuto».
A proposito di Bologna. Lei quella sera non era in campo, ma lo spareggio del 2005 fu qualcosa di incredibile.
«Fu una grande gioia. Fu una battaglia sia all'andata che al ritorno, e il Parma si conquistò una salvezza meritata perché eravamo un gruppo unito, che con orgoglio seppe trovare la via della salvezza».
E quest'anno il gruppo com'è?
«Direi molto buono, tant'è che che molti di noi si frequentano anche fuori dal campo, cosa che poi ha riflessi positivi anche sull'essere squadra nei momenti difficili, nel saper tirare fuori qualcosa in più.
Lei è originario di Monterotondo, nelle campagne romane. Pur attraversando da protagonista il grande calcio è rimasto un ragazzo di paese?
«Assolutamente sì. Non sono cambiato e appena posso torno laggiù a trovare familiari e amici. Il mio paesello in realtà si chiama Cretone: là riabbraccio una comunità e per me è motivo di grande orgoglio che tutti mi vedano e mi trattino come il ragazzino che ero prima di fare il calciatore, pur ammirando il ragazzo che ha saputo fare strada».
E' originario di Monterotondo anche Pietro Leonardi e tra di voi c'è un rapporto molto stretto.
«Per me è come un papà. Io ho avuto la sfortuna di perdere il padre quando avevo nove anni e lui, che mi  conosce da quando sono ragazzino, è come se mi avesse adottato. Abbiamo un bel rapporto, a volte ci confrontiamo, altre volte mi lascia bollire nel mio brodo perché sa già come la penso. Provo per lui una grande riconoscenza perché nel momento del bisogno c'è sempre stato. Spero di aver ripagato la sua fiducia e di continuare a farlo nelle tante partite che dobbiamo ancora giocare».
Anche con Silvio Baldini lei aveva un rapporto speciale, evidentemente riesce facilmente a farsi voler bene.
«Io credo che si debba essere se stessi e franchi per costruire rapporti solidi. Baldini mi ha letteralmente trasformato non solo come giocatore ma anche come uomo e per questo avrà sempre la mia riconoscenza».
Prima di queste ultime due stagioni lei aveva vissuto a Parma anche dal 2001 al 2006. Che cosa ha apprezzato di più della nostra città?
«L'ospitalità. Io qui mi sono sempre sentito a casa. Anche qui, come a Monterotondo, apprezzano il Marchionni uomo prima che il calciatore. E mi piace che sia così».
Paolo Grossi

 

Marco Marchionni sta giocando con ottimi risultati come regista «basso», in pratica è il centromediano arretrato che, posizionato davanti alla difesa, dirige il  gioco. La sua è stata una continua evoluzione. Nell'Empoli, suo primo club professionistico, era arrivato nel 1998 come attaccante: una punta guizzante, veloce.  In terra toscana fu Silvio Baldini a trasformarlo in esterno di centrocampo. Poi a Parma ha fatto l'esterno nel 3-5-2, mentre a Firenze prima e con Donadoni poi è diventato interno di centrocampo, spostandosi infine nell'attuale posizione di play maker che condivide con Valdes. Insomma, in 15 anni ha giocato in tutti i ruoli, dato che una domenica, in assoluta emergenza, a Reggio Calabria Beretta lo fece giocare anche centravanti.

«In realtà mi piace molto essere duttile e anche cambiare ruolo per assecondare le esigenze degli allenatori - ha detto ieri Marchino - ma tutto sommato credo di aver dato il meglio di me nella classica posizione dell'esterno destro».

Dove faceva valere la sua velocità, mentre ora come play-maker conta di più essere veloci con il pensiero.

«Anche perché la velocità di gamba non è più quella di prima... Mi piace molto  anche fare il regista e dopo aver provato rimpiango di non averci giocato di più anche prima».

Un ruolo che però comporta una certa attitudine all'interdizione e che le è già costato cinque cartellini gialli. 

«In effetti sono un po' troppi: di solito ne prendevo quattro in tutto un campionato. La verità è che giocando nel mezzo del campo si è portati a interrompere le azioni degli avversari e quindi a volte ci scappa il fallo tattico».

Intanto la vittoria di Napoli, come quella sul Milan, dimostra che se il Parma sta sul pezzo è molto competitivo.

«E' vero, ma è anche vero che bisogna poi confermarsi in sfide come quella di sabato contro il Bologna. Bisogna trovare regolarità e non vivere solo di exploit. Il Bologna ad esempio è ostico, e l'anno scorso qui ci ha battuto»..........................Articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola