Sei in Archivio

il caso

Malata di cataratta, aspetta l'intervento da otto mesi

Il figlio: «Hanno detto che ormai si andrà all'anno prossimo»

28 novembre 2013, 16:20

Malata di cataratta, aspetta l'intervento da otto mesi

 

rancesco Bandini
Fare richiesta a marzo per un intervento di cataratta all'ospedale Maggiore e sentirsi dire a novembre, dopo otto mesi di attesa, che «ormai si andrà all'anno prossimo». Mentre, nel frattempo, la malattia progredisce e la vista peggiora notevolmente. Vittima di questo caso di ordinaria lentezza della sanità pubblica è una donna di 86 anni del Botteghino, Bice Pisi, invalida al 100%, dializzata e costretta su una sedia a rotelle, che da un occhio non vede praticamente più e dall'altro vede ormai pochissimo. Di fronte a un problema così grave che è in costante peggioramento, e soprattutto di fronte all'incertezza più totale sui tempi dell'intervento, il figlio dell'anziana, disperato, ha bussato a tutte le porte, fino a decidersi a denunciare pubblicamente la cosa. «Anche se è brutto da pensare - osserva amareggiato Carlo Ferrari - forse ha davvero ragione mia madre quando, piangendo, dice che l'operazione non gliela vogliono fare perché se nel frattempo muore risparmiano i soldi».
La vicenda inizia il 19 marzo di quest'anno, quando la signora fa richiesta di una visita pre-intervento in vista dell'operazione per la cataratta di cui soffre da tempo. La visita viene fissata per il successivo 13 giugno, ovvero tre mesi dopo: e già questa attesa non è certo poco. Finalmente arriva il 13 giugno e la signora viene visitata all'ambulatorio di oculistica del Maggiore, dove le dicono che sarà richiamata una volta fissata la data dell'intervento. La cosa sembra imminente, dal momento che alla signora vengono anche consegnati tutti i documenti contenenti le istruzioni da seguire prima dell'operazione e i moduli da restituire firmare.
«Da quel giorno, però, nessuno si è più fatto vivo con noi», spiega il figlio. Che dopo aver aspettato inutilmente per cinque mesi che il telefono squillasse, una settimana fa decide di andare direttamente all'ambulatorio di oculistica per chiedere informazioni sui tempi di questa operazione. «Lì mi hanno detto - ricorda ancora il figlio - che effettivamente sono indietro, che c'è un po' di ingolfamento e che a questo punto si andrà all'anno prossimo». Una risposta che non lo soddisfa per nulla, specie perché la vista della madre va sempre peggio. E così si rivolge prima al Tribunale per i diritti del malato e poi all'Ufficio relazioni con il pubblico dell'ospedale. Quest'ultimo raccoglie la sua segnalazione, acquisisce informazioni e ricontatta Ferrari, confermando che effettivamente esistono problemi legati ai tempi di attesa, dovuti in particolare al fatto che quel tipo di intervento richiede anche la presenza di un anestesista.
Ferrari a questo punto torna all'ospedale, sempre all'ambulatorio di oculistica, e chiede nuovamente se i tempi debbano essere proprio così lunghi come gli è stato prospettato, dal momento che la madre è in attesa già da tanto tempo. E in quell'occasione gli rispondono, ancora una volta, in modo evasivo. «Non mi è rimasto altro da fare che rivolgermi alla Gazzetta, perché è giusto che la gente sappia che all'ospedale esistono situazioni di questo tipo». E, con grande amarezza, aggiunge: «Se potessi permettermelo, avrei già fatto operare mia madre operare privatamente, pagando di tasca mia, ma purtroppo sono in mobilità e quei soldi non li ho».
E intanto la mamma non può nemmeno più guardare la tv o leggere la Gazzetta (se non, con grande fatica, usando una lente di ingrandimento), ovvero gli unici passatempi che coltivava dopo essere rimasta immobilizzata su una carrozzina. 
Francesco Bandini
Fare richiesta a marzo per un intervento di cataratta all'ospedale Maggiore e sentirsi dire a novembre, dopo otto mesi di attesa, che «ormai si andrà all'anno prossimo». Mentre, nel frattempo, la malattia progredisce e la vista peggiora notevolmente. Vittima di questo caso di ordinaria lentezza della sanità pubblica è una donna di 86 anni del Botteghino, Bice Pisi, invalida al 100%, dializzata e costretta su una sedia a rotelle, che da un occhio non vede praticamente più e dall'altro vede ormai pochissimo. Di fronte a un problema così grave che è in costante peggioramento, e soprattutto di fronte all'incertezza più totale sui tempi dell'intervento, il figlio dell'anziana, disperato, ha bussato a tutte le porte, fino a decidersi a denunciare pubblicamente la cosa. «Anche se è brutto da pensare - osserva amareggiato Carlo Ferrari - forse ha davvero ragione mia madre quando, piangendo, dice che l'operazione non gliela vogliono fare perché se nel frattempo muore risparmiano i soldi».............................L'articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola