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Il ristorante di Chichibìo

Vecchio Mulino Pallavicino, musica in cucina

Nel cuore della Bassa, davanti alla casa natale di Verdi

29 novembre 2013, 08:38

Vecchio Mulino Pallavicino, musica in cucina

 

Gli intonaci sono stati rifatti e portano già i segni dell'umidità: in questa umile casa dalla forma a capanna è nato Giuseppe Verdi, genio della musica, straordinario innovatore (e non solo nelle ultime opere), allo stesso tempo uomo e artista legato alla sue radici culturali e materiali, genio vero di cui si festeggia il bicentenario della nascita. Ovunque, bandiere alle finestre e, sempre, “Viva Verdi”. Dietro alla casa, c'è un vecchio mulino del 1600 che fu dei Marchesi Pallavicino e che ora, ristrutturato e tirato a lucido (mattoni stuccati, nuovi travi di legno, pavimento in cotto), si apre a turisti e comitive che qui possono acquistare salumi, vini, specialità varie, pranzare o fare merende. Grandi sale, anche al piano superiore, salumi appesi, bottiglie, cantina dei salumi visitabile, tavoli in legno e sedie impagliate.
La cucina, i piatti
Cucina di tradizione, con paste all'uovo fatte in casa, salumi di produzione diretta, cotture in umido, qualcosa di moderno: porzioni ricche, servizio sorridente, sollecito e accento carioca. La carta dei vini ha una sezione dedicata ai produttori locali e qualche referenza dal panorama nazionale. Gli antipasti (5-11 euro) sono, è inevitabile, i salumi della bassa proposti singolarmente o in degustazioni miste, accompagnati da una torta fritta morbida e panosa (2 euro) e giardiniera di verdure. Il culatello Dop ha bel colore, la candida noce di grasso al centro della fetta, è molto asciutto, povero di sapore; meglio la spalla cruda di Palasone, morbida e suadente come la coppa dal tipico sapore e fine dolcezza. Lo strolghino era dolce, ma come spesso accade, un po' troppo stagionato e così assomigliava più a un salame; infine il salame (servito con la pelle) aveva una punta di acidità. Qualcosa non ha funzionato nei tortelli d'erbetta, perché la pasta era rimasta molto asciutta, slegata dal dolce ripieno ed era ancora dura nelle code; meglio i tagliolini ben mantecati con crema di tosone e insaporiti da straccetti di culatello aggiunti all'ultimo momento. Altri primi (8-9 euro): pappardelle al ragù d'anatra, risotto, anolini. Disguido terminologico tra i secondi (9-14 euro): l'annunciata picaja ripiena è in realtà una punta di vitello dalla carne duretta, il ripieno troppo morbido ed è servita con cipolline; cottura precisa nella discreta tagliata d'Angus. E ancora: filetto di maiale al prosciutto, guanciale di maiale al lambrusco, petto d'anatra al lagrein.
Per finire
Una selezione di formaggi (3-5 euro) o i dolci della casa (5 euro): torte secche, tentazioni al cioccolato, spuma di zabaione, parfait al caffè. Pagherete un pranzo completo circa 37 euro (bevande escluse). Menu esposto, coperto 1 euro, ingresso e bagni comodi.
Non mancate
Tagliolini al culatello
Dimenticate
Picaja ripiena
Gli intonaci sono stati rifatti e portano già i segni dell'umidità: in questa umile casa dalla forma a capanna è nato Giuseppe Verdi, genio della musica, straordinario innovatore (e non solo nelle ultime opere), allo stesso tempo uomo e artista legato alla sue radici culturali e materiali, genio vero di cui si festeggia il bicentenario della nascita. Ovunque, bandiere alle finestre e, sempre, “Viva Verdi”. Dietro alla casa, c'è un vecchio mulino del 1600 che fu dei Marchesi Pallavicino e che ora, ristrutturato e tirato a lucido (mattoni stuccati, nuovi travi di legno, pavimento in cotto), si apre a turisti e comitive che qui possono acquistare salumi, vini, specialità varie, pranzare o fare merende. Grandi sale, anche al piano superiore, salumi appesi, bottiglie, cantina dei salumi visitabile, tavoli in legno e sedie impagliate.

La cucina, i piatti
Cucina di tradizione, con paste all'uovo fatte in casa, salumi di produzione diretta, cotture in umido, qualcosa di moderno: porzioni ricche, servizio sorridente, sollecito e accento carioca. La carta dei vini ha una sezione dedicata ai produttori locali e qualche referenza dal panorama nazionale. Gli antipasti (5-11 euro) sono, è inevitabile, i salumi della bassa proposti singolarmente o in degustazioni miste, accompagnati da una torta fritta morbida e panosa (2 euro) e giardiniera di verdure. Il culatello Dop ha bel colore, la candida noce di grasso al centro della fetta, è molto asciutto, povero di sapore; meglio la spalla cruda di Palasone, morbida e suadente come la coppa dal tipico sapore e fine dolcezza. Lo strolghino era dolce, ma come spesso accade, un po' troppo stagionato e così assomigliava più a un salame; infine il salame (servito con la pelle) aveva una punta di acidità. Qualcosa non ha funzionato nei tortelli d'erbetta, perché la pasta era rimasta molto asciutta, slegata dal dolce ripieno ed era ancora dura nelle code; meglio i tagliolini ben mantecati con crema di tosone e insaporiti da straccetti di culatello aggiunti all'ultimo momento. Altri primi (8-9 euro): pappardelle al ragù d'anatra, risotto, anolini. Disguido terminologico tra i secondi (9-14 euro): l'annunciata picaja ripiena è in realtà una punta di vitello dalla carne duretta, il ripieno troppo morbido ed è servita con cipolline; cottura precisa nella discreta tagliata d'Angus. E ancora: filetto di maiale al prosciutto, guanciale di maiale al lambrusco, petto d'anatra al lagrein.

Per finire
Una selezione di formaggi (3-5 euro) o i dolci della casa (5 euro): torte secche, tentazioni al cioccolato, spuma di zabaione, parfait al caffè. Pagherete un pranzo completo circa 37 euro (bevande escluse). Menu esposto, coperto 1 euro, ingresso e bagni comodi.

Non mancate
Tagliolini al culatello

Dimenticate
Picaja ripiena