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messaggio per l'Avvento

Il vescovo: la luce del Natale non abbaglia per cose vanesie

03 dicembre 2013, 21:10

Il vescovo: la luce del Natale non abbaglia per cose vanesie

 

Luca Molinari
«La luce del Natale non abbaglia per cose vanesie, ma penetra le profondità». E’ quanto afferma il vescovo Enrico Solmi nel suo messaggio per l’Avvento, riportato dal settimanale diocesano «Vita Nuova».
 Monsignor Solmi, riprendendo le parole pronunciate da Papa Francesco, invita i parmigiani a sfruttare questo tempo che ci separa dal Natale per «lasciarci sorprendere da Dio senza resistenze», invocando l’intercessione della Madonna. «Papa Francesco ci invita alla meraviglia – dichiara – e ci chiede se l’Avvento suscita 
ancora meraviglia, perché Dio entra nella mia, nella nostra storia, rinnovando il mistero del verbo che si fa carne». Gesù nasce all’interno della famiglia formata da Giuseppe e Maria. «E proprio dalla vita domestica il Papa – scrive monsignor Solmi - riprende alcune parole: “permesso”, “grazie”, “scusa”: le prime da insegnare ad un bambino, perché con gli anni restino ferme come tronchi ben piantati, tanto che su di essi si contorcono le vicende della vita senza mai strozzarli, anzi facendoli fecondi di frutti sorprendenti in ogni età. Parole di casa, parole di Chiesa, parole di Dio». Per accogliere il Signore che bussa alla nostra porta, bisogna prendere esempio dall’umiltà della Madonna, «cosciente di essere piccola, pertanto aperta alle grandi cose che Dio vuole compiere in lei». Per lasciarci rischiarare dalla 
luce del Natale «abbiamo bisogno del perdono di Dio, – prosegue il vescovo - ne sentiamo forte l’esigenza perché la luce amica non ci inganna e rischiara il poco che sono e il male che io, proprio io, faccio».
 La fede cristiana non è un «itinerario privato», ma comunione. «Le parole – osserva monsignor Solmi - tracciano vie sicure nella Chiesa per essere famiglia di Dio e di tutti, mandata da Parma fino ai limiti dell’etere per l’annuncio urgente del vangelo». «Spesso – continua - piangiamo il peccato di una chiesa anonima, poco madre, e viviamo lo scandalo dell’annuncio che inciampa nel temperamento non domato, nelle asprezze anche scusabili, nell’affetto dimenticato dell’evangelizzatore, sia esso laico, prete, consacrato». Le parole costruiscono la famiglia di Dio, «prevedono un’educazione lontana – spiega monsignor Solmi - e un lavorio continuo per vivificarle. Sono balsamo su ferite doloranti, sanno lievitare la gioia, possono rifrangere luce sulle sfumature dell’amore». Le luci dell’Avvento e del Natale prendono forma nelle parole di Papa Francesco, a cui si uniscono quelle scelte dai giovani durante i «Martedì del vescovo»: amore, gioia, pazienza e pace. «La Pace vera – conclude il vescovo - che cantano gli angeli nella placida notte di Betlemme».
Luca Molinari

 

«La luce del Natale non abbaglia per cose vanesie, ma penetra le profondità». E’ quanto afferma il vescovo Enrico Solmi nel suo messaggio per l’Avvento, riportato dal settimanale diocesano «Vita Nuova». Monsignor Solmi, riprendendo le parole pronunciate da Papa Francesco, invita i parmigiani a sfruttare questo tempo che ci separa dal Natale per «lasciarci sorprendere da Dio senza resistenze», invocando l’intercessione della Madonna. «Papa Francesco ci invita alla meraviglia – dichiara – e ci chiede se l’Avvento suscita ancora meraviglia, perché Dio entra nella mia, nella nostra storia, rinnovando il mistero del verbo che si fa carne». Gesù nasce all’interno della famiglia formata da Giuseppe e Maria. «E proprio dalla vita domestica il Papa – scrive monsignor Solmi - riprende alcune parole: “permesso”, “grazie”, “scusa”: le prime da insegnare ad un bambino, perché con gli anni restino ferme come tronchi ben piantati, tanto che su di essi si contorcono le vicende della vita senza mai strozzarli, anzi facendoli fecondi di frutti sorprendenti in ogni età. Parole di casa, parole di Chiesa, parole di Dio». Per accogliere il Signore che bussa alla nostra porta, bisogna prendere esempio dall’umiltà della Madonna, «cosciente di essere piccola, pertanto aperta alle grandi cose che Dio vuole compiere in lei». Per lasciarci rischiarare dalla luce del Natale «abbiamo bisogno del perdono di Dio, – prosegue il vescovo - ne sentiamo forte l’esigenza perché la luce amica non ci inganna e rischiara il poco che sono e il male che io, proprio io, faccio». La fede cristiana non è un «itinerario privato», ma comunione. «Le parole – osserva monsignor Solmi - tracciano vie sicure nella Chiesa per essere famiglia di Dio e di tutti, mandata da Parma fino ai limiti dell’etere per l’annuncio urgente del vangelo». «Spesso – continua - piangiamo il peccato di una chiesa anonima, poco madre, e viviamo lo scandalo dell’annuncio che inciampa nel temperamento non domato, nelle asprezze anche scusabili, nell’affetto dimenticato dell’evangelizzatore, sia esso laico, prete, consacrato». Le parole costruiscono la famiglia di Dio, «prevedono un’educazione lontana – spiega monsignor Solmi - e un lavorio continuo per vivificarle. Sono balsamo su ferite doloranti, sanno lievitare la gioia, possono rifrangere luce sulle sfumature dell’amore». Le luci dell’Avvento e del Natale prendono forma nelle parole di Papa Francesco, a cui si uniscono quelle scelte dai giovani durante i «Martedì del vescovo»: amore, gioia, pazienza e pace. «La Pace vera – conclude il vescovo - che cantano gli angeli nella placida notte di Betlemme».