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DIOCESI

Il messaggio del vescovo ai volontari «invisibili»

08 dicembre 2013, 19:53

Il messaggio del vescovo ai volontari «invisibili»

 

Luca Molinari
Il vescovo Enrico Solmi rivolge il proprio messaggio di auguri ai volontari «invisibili», a «quelli che non si vedono, ma senza i quali non si andrebbe lontano». In un editoriale dal titolo «Nel presepe», pubblicato dal settimanale diocesano «Vita Nuova», monsignor Solmi invita i parmigiani a fare il presepe ed elogia chi si spende per tenere le chiese aperte, compiere gesti di carità silenziosa e offre il proprio aiuto «alle realtà dove si cerca di fare il bene».
«Lo faccio per gli auguri di Natale - spiega - perché il presepe è proprio pieno di loro».
Il vescovo rivolge quindi il proprio grazie «a quelli che aprono e chiudono le chiese, le tengono pulite e aperte, conservando ancora un segno di Dio in luoghi sperduti o centrali, a rischio di furti e di vandalismi».
«Tutelano identità di comunità antiche - prosegue - rappresentano amici per i tanti che cercano e per i giovani che senza radici non crescono».
I ringraziamenti toccano anche «chi fatica - scrive il vescovo - per trovare quel po’ che serve a far stare in piedi le chiese e gli ambienti, spesso gli unici rimasti, dove ancora ci si può incontrare».
Al centro di ogni attenzione deve esserci la persona «ornata della sua dignità - si legge - forte della sua unità, ricca nelle sue molteplici dimensioni. La persona senza Dio non si può capire: anzi, proprio Lui la rivela, prendendo carne umana. Chi «sta dietro» e apre una chiesa ricorda quanto sia importante riconoscerlo, tanto da non essere sul proscenio, per lasciare che lui sia accessibile anche nei segni di pietra di una chiesa».
Il vescovo invita quindi i parmigiani a fare «il presepe ovunque, dappertutto! Il suo messaggio è universale. Non fa male a nessuno, fa bene a tutti».
Importante inoltre inserire idealmente al suo interno tutti i volontari «invisibili». «Mettiamoci dentro queste donne e uomini che stanno dietro alle chiese aperte - scrive monsignor Solmi - ai gesti di carità di chi si espone direttamente, alle parrocchie, come alle realtà dove si cerca di fare il bene. Mettiamoli a forza vicino alla grotta. Almeno per un giorno chiediamo loro di stare lì, anche per noi, sempre presi da tante cose».
«Non c’è un premio per le seconde linee - conclude - sarebbe bello farlo, ma certamente loro si schernirebbero, non troverebbero il tempo di ritirarlo, perché c’è troppo da fare per gli altri».