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BAND DI PROVINCIA

Chicken Grease

13 dicembre 2013, 21:03

Chicken Grease

 

Bianca Maria Sarti
Se il piede non batte sotto il tavolo non è Chicken Grease. È lì la chiave della loro musica, in quel piccolo gesto distratto di chi, mangiando o chiacchierando con gli amici, non può fare meno di tendere l’orecchio al palco e lasciarsi solleticare dal ritmo. «Quando non sai che cos’è... è jazz!» scriveva Baricco in «Novecento», ma il bello è che i Chicken Grease hanno tutta l’aria di saperlo benissimo cos’è il jazz, e hanno anche le idee chiare su che cosa vogliono ricreare sul palco: un cocktail elegante ma frizzante, ottenuto mescolando sapientemente elementi rock, jazz, funky, R&B e black music. «A Parma ci sono più jazzisti standard - spiegano i Chicken Grease -, noi abbiamo una nostra unicità per la mescolanza tra generi. Siamo meno puristi e più internazionali. I nostri pezzi parlano i tanti dialetti del jazz e ogni volta hanno qualcosa di diverso per il feeling speciale che si crea sul palco, l’interplay, l’elemento di improvvisazione che non manca mai». Perché questo nome? «Chicken Grease ha tre significati: è un riff, una frase musicale, del funky; è il titolo di una canzone di D’Angelo, noto rapper R&B, ma soprattutto richiama un saluto beneaugurante in inglese “Love peace and chicken grease”, che è un po’ la filosofia di ogni nostro concerto, cioè regalare sensazioni piacevoli al pubblico, in modo che torni a casa col sorriso». Ma il nome è l’ultimo dettaglio, deciso dopo aver strutturato un progetto musicale innovativo. Tutto nasce dal ritrovarsi di Andrea Dell’Asta e Andrea Acquaroni, amici di data, che nel 2012 decidono di ispirarsi all’album jazz «Imagine Project» di Herbie Hancock, registrato con grandi artisti intorno al mondo, e dar vita a una band con un buon groove ma con sonorità raffinate e un ventaglio variegato di influenze: «Cercavamo uno stile ben suonato ma che facesse muovere il piede». In breve tempo i due amici coinvolgono altri appassionati: Alessandro Fava, musicista professionista conosciuto alla notte delle chitarre; Anna Soldi, la giovane cantante, che aveva studiato musica nera con Marina Santelli, e Giacomo Lodi Rizzini, musicista a 360°, con un debole per il jazz rock e il funky. Si parte con le prime prove nella sala prove Zero DB a Casalmaggiore, dove, spiegano: «Le cover vengono “spolpate” e riarrangiate secondo il gusto di ciascuno: il bassista propende per un sound americano mentre la cantante è la nostra anima black; il batterista alterna ritmo e suoni morbidi con le spazzole; il chitarrista introduce elementi blues, funky e di psichedelia in stile Pink Floyd, mentre all’elemento “sorpresa” pensa sempre il tastierista con le sue improvvisazioni». Il risultato è un riuscito alternarsi di pezzi jazz pop e R&B, come «Feel in love» di Joss Stone, jazz rock come «The chicken» di Pastorius e jazz funky come «So what» di Miles Davis. «Niente virtuosismi fini a se stessi - precisano - puntiamo a portare sensazioni piacevoli, coinvolgendo chi ci ascolta con il ritmo e la bellezza dei suoni. E l’improvvisazione e del dialogo musicale che si crea sul palco piace sempre. Una delle più belle esibizioni è stata l'estate scorsa a Lesignano nel parco delle Terme, con Mario Ruiz, sassofonista di Parma. Grandi e piccini, anche senza conoscere il genere, si sono rilassati sul prato e hanno gustato dalla prima all’ultima nota».