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Il ristorante di Chichibìo

«Trattoria Ongina», i sapori del Po e della Bassa

20 dicembre 2013, 08:51

«Trattoria Ongina», i sapori del Po e della Bassa

TRATTORIA ONGINA
ONGINA DI POLESINE
Tel 0524.98112
CHIUSO: MERCOLEDÌ

«All’Ongina, all’Ongina!». Era il grido di qualche (qualche?) anno fa -e si partiva per questa trattoria tra gli alberi sull'argine del Po, nel lembo estremo della provincia parmigiana verso Piacenza.
C'era il pesce fritto e l’anguilla e il culatello; c'erano signore in ciabatte che servivano con brusca gentilezza; ci veniva la troupe di "Novecento"; si beveva la buona fortana di Bergamaschi ghiacciata. Ora le signore sono cambiate: hanno la stessa gentilezza, il taccuino in mano; le foto alle pareti ritraggono Gerard Depardieu magro, Bernardo Bertolucci quasi ragazzo; la fortana è sempre ben fredda; nel menu, culatello e pesce fritto. L’ingresso è quello del bar col bancone del caffè, la rivendita dei tabacchi; poi le sale anni '50, mai toccate negli arredi. Candide tovaglie, tavoli ravvicinati, le stoviglie Ginori col nome del posto e la silhouette di un pescatore all’opera. Il vino è «bianco o rosso», chiedete la fortana e vi serviranno la bottiglia imperlata con l’etichetta della trattoria: fate attenzione, perché ha solo sei gradi e si fa presto ad andarci in fondo.
La cucina, i piatti
Cucina di casa, della bassa e del fiume, preparata con semplicità, sapori franchi e ruspanti, porzioni robuste e sempre la domanda: «Bastava, ne vuole ancora?». Il menu è a voce e la signora che ci serve consiglia con decisione: «Per cominciare vi dò il culatello e due fette di salame. Anche un po' di burro» e così sia. Si comincia da un piatto ovale con due o tre stati di culatello (euro 7,50) e sopra due fette di salame (euro 2,25) e riccioli di burro: il culatello è asciutto, povero di fragranza, rifilato grossolanamente; il salame è giovane; il burro e la micca aiutano il tutto.
Ai primi (6 euro): tagliatelle, tortelli d’erbetta e di zucca, anolini in brodo. La pasta all’uovo è morbida e voluttuosa, bianca e gentile per dar smalto al ripieno: scarso e con poca personalità quello di ricotta e erbette; più corposo, dolce e con gli amaretti quello di zucca, a forma di un grosso tortellino. Gli anolini hanno ripieno tipico della bassa (uovo, pane e Parmigiano), sono dolci e delicati in un brodo spento. Ai secondi, gli arrosti (10 euro): tacchino, lonza, faraona, vitello, anatra croccante e sapida, con patate ben rosolate, non del tutto cotte all’interno. Ma si viene per il fritto (13 euro) e allora rondelle di piccole anguille e pesce gatto: asciutto, croccante, saporito, come nella memoria, come sempre - e si sa, lo diceva un poeta, che mangiamo la nostra infanzia, quel che siamo e non, anche se lo diceva un filosofo, siamo quel che mangiamo.
Per finire
Pochi dolci di casa (euro 3,60): la sbrisolona, una deludente crostata di prugne, il dolce al cucchiaio ipercalorico. Il caffè lo prendiamo al banco dove paghiamo per un pranzo di quattro piatti (bevande escluse) circa 32 euro. Menu non esposto, coperto 2 euro, ingresso e bagni comodi.
Non mancate
Fritto di anguilla e pesce gatto.