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Unioni civili, Solmi: "Giusto tutelare i diritti di tutti"

Il vescovo, presidente della Commissione famiglia della Cei: "Il codice può essere cambiato. Ma no a favorire con sentenze delle soluzioni di fatto". E fa riferimento alle unioni gay

05 gennaio 2014, 11:58

Unioni civili, Solmi:

 

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ROMA, 5 GEN – «Favorire attraverso sentenze soluzioni di fatto, in sostanza un riconoscimento delle unioni di fatto e anche delle unioni di persone omosessuali, è una deriva che non può essere accettata. Certo, diverso è se si vuole discutere e confrontarsi per arrivare a una tutela dei diritti e delle persone in quanto tali. Tali diritti vanno in considerazione anche della relazione che un uomo e una donna non sposati possono intessere, e che può essere arricchita anche dalla presenza di figli, o di una relazione di aiuto che comprenda l’assistenza sanitaria, i beni delle due persone, quindi il discorso dell’eredità». Lo afferma il vescovo di Parma Enrico Solmi, presidente della Commissione che si occupa della famiglia e della vita all’interno della Cei, in un’ intervista a Repubblica.
«Questo percorso è assolutamente fattibile facendo riferimento al codice civile e ai diritti della persona. Codice civile che – dice Solmi – può essere anche adeguatamente modificato per fare spazio a queste situazioni che da un punto di vista numerico sono significative».
«Le sentenze in merito alle coppie di fatto debbono considerare il dettato costituzionale degli articoli 30 e 31 della Costituzione», sottolinea Solmi. «Una lettura serena e fruttuosa di questo consentirebbe quel dialogo che da più parti si sente come impellente».