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Storia parma

L'ospedale nei «Prati di Valera»

Alla fine del 1913 vennero presentati all'Università i progetti vincitori del concorso nazionale

di Ubaldo Delsante -

06 gennaio 2014, 20:32

L'ospedale nei «Prati di Valera»

 


Tra gli interventi pubblici a Parma nei primi decenni del Novecento spicca la costruzione di un nuovo Ospedale. Con l’annessione del Ducato al Regno d’Italia, l’antico Ospedale della Misericordia alle spalle del lungo porticato di via D’Azeglio era entrato a far parte del settore sanitario del Paese. Ma, dopo secoli di onorata attività il glorioso complesso assistenziale non era più in grado di garantire le prestazioni sanitarie al passo coi tempi e con le nuove scoperte della medicina, che si volgeva verso una sempre maggiore specializzazione. Le gravi insufficienze strutturali avevano consigliato gli amministratori a rinunciare a qualunque tipo di ristrutturazione, optando per la più logica e funzionale costruzione di nuovi reparti.
Nel mentre le autorità esaminavano le proposte per la realizzazione di un Ospedale rispondente alle nuove esigenze igieniche, terapeutiche e gestionali, si procedette provvisoriamente a tamponare le situazioni di maggior degrado, decentrando il reparto pediatrico ed infettivi e realizzando una nuova Clinica Chirurgica.Il primo pensiero va all’ospedale dei bambini e già il 9 dicembre del 1900, nei locali dell’ex Convento di San Francesco di Paola (prossimo alla Barriera D’Azeglio e collegato al vecchio Ospedale da un lungo corridoio coperto) che avevano accolto fino al 1872 l’Ospedale Psichiatrico, nel frattempo trasferito a Colorno, viene inaugurato uno tra i primi Ospedali Pediatrici d’Italia, sorto grazie ad un comitato promotore presieduto dal medico Alessandro Cugini (1829-1913).
La successiva opera di risanamento e decentramento, ma ancora nei pressi del vecchio ospedale, avviene tra il 1905 e il 1906. Al fine di separare dai restanti pazienti gli ammalati affetti da tubercolosi, nell’area prospiciente l’ingresso Ovest del Parco Ducale, nei pressi di Barriera Santa Croce viene eretto, con il determinante contributo della Cassa di Risparmio, il Padiglione Infettivi e Tubercolotici dell’Ospedale Civile, collegato all’Ospedale dei Bambini attraverso un lungo corridoio a portici. Il chirurgo prof. Andrea Ceccherelli, già dal 1889 aveva lanciato l’idea della costruzione di un policlinico per la città di Parma e una prima proposta, elaborata fra il 1907 ed il 1908 dall’ing. Guido Albertelli, prevede di erigere i nuovi padiglioni nella zona dell’Orto degli Incurabili e nei terreni attigui, compresi tra la chiesa del Quartiere, i viali di circonvallazione tracciati dove un tempo si stendeva il rilievo delle mura e Via della Salute, a poca distanza dall’Ospedale degli Incurabili e dal vecchio Ospedale.
Dopo un lungo iter burocratico e una non meno breve campagna di lavori resa difficile dalla presenza di falde superficiali, il 7 dicembre 1913 può finalmente essere inaugurata la nuova Clinica Chirurgica, realizzata dall’ing. Enrico Bovio, tra i progettisti del Policlinico di Roma. L’edificio, considerato all’avanguardia, è concepito con vasti corridoi di disimpegno per le camere dei pazienti, era dotato di ambulatori e gabinetti di radiografia, sterilizzazione e cure elettriche e di un vasto teatro chirurgico capace di oltre duecento persone.
Tuttavia, le difficoltà tecniche incontrate in quest’opera consiglia di abbandonare l’idea iniziale di realizzare in quell'area il progettato policlinico. Bisogna invece pensare, come già qualcuno faceva, a qualcosa di ben più ampio e diverso.Fin dal 1912 l’Amministrazione comunale guidata dal prof. Ferdinando Zanzucchi aveva nominato una commissione - di cui facevano parte, tra gli altri, l’ing. Emilio Speroni, tecnico dell’Ospedale Maggiore di Milano e l’ing. Albertelli, estensore della prima proposta - chiamata a definire le caratteristiche del nuovo Ospedale. Nelle sedute del 6 e 7 febbraio 1913, erano delineate le caratteristiche del nuovo complesso fissando in 650 i posti letto, il costo sommario stimato in tre milioni di Lire, l’area necessaria per l’impianto estesa circa 100 mila metri quadrati e la localizzazione ai "Prati di Valera", ampio appezzamento di terreno prospettante la Via Emilia, esterno alla città ma a breve distanza dalla Barriera, già di proprietà degli Ospizi Civili. Su indicazione della stessa commissione, veniva redatto il bando per un concorso nazionale finalizzato alla realizzazione dell’opera.
Nove saranno le proposte regolarmente presentate, due quelle premiate, tutte esposte nel dicembre 1913 nell’atrio dell’Università. Tra quelli vincitori, nel maggio 1914 verrà prescelto il progetto degli ingegneri Giulio Marcovigi e Ildebrando Tabarroni di Bologna, gli stessi che nel 1925 progetteranno l’ospedale policlinico Sant'Orsola nella loro città. In novembre, eseguiti alcuni adattamenti, si giungerà all’approvazione definitiva dell’elaborato. Il piano di lavoro suddivideva l’area ospedaliera in due comparti, di pertinenza rispettivamente degli Ospizi Civili e delle Cliniche Universitarie, poste sulla sinistra dell’area, con accesso indipendente, ma facilmente raggiungibili dall’interno. Cuore dell’intero organismo era il blocco dei 18 padiglioni medico-chirurgici, collegati da loggiati chiusi, che occupavano la parte principale del lotto, prospiciente la Via Emilia. La sezione degli infettivi veniva decentrata all’estremità Sud e nel mezzo, a fungere da cerniera tra i due blocchi funzionali, si trovavano i fabbricati di servizio con un proprio accesso indipendente da Via Abbeveratoia. Fabbricati intercalati a vialetti e a verde, come in una città giardino.
Era dunque stato seguito un modello progettuale a padiglioni che si era diffuso dalla Francia a partire dalla fine del Settecento e che verrà superato soltanto verso la metà del Novecento con l’introduzione negli Stati Uniti del blocco unico.Nel settembre del 1915 veniva assegnato l’appalto di un primo lotto di lavori di costruzione ad una associazione di cooperative di Parma, per circa 500 mila lire dietro finanziamento della Cassa di Risparmio. Subito dopo aveva luogo l’apertura del cantiere sotto la direzione dell’ingegnere parmigiano Alfredo Provinciali. Così il 31 ottobre 1915, a conflitto mondiale già iniziato, il presidente del Consiglio on. Antonio Salandra, di fronte ad una folla imponente, piena di fiducia e di speranza nell’avvenire e nel progresso, posava nei "Prati di Valera" la prima pietra del nuovo Ospedale Civile di Parma, destinato a sostituire il plurisecolare e benemerito istituto che dal 1201, pur con i limiti delle strutture, degli spazi disponibili e delle tecniche di tempo in tempo in uso, aveva soccorso generazioni di parmigiani. Ma con non pochi ostacoli e tempi lunghi.I lavori, infatti, vanno avanti fino all’agosto 1917, quando vengono interrotti per cause belliche.
Dopo l’armistizio riprendono le trattative tra l’amministrazione ospedaliera e le imprese, ma le difficoltà finanziarie impongono un ridimensionamento del progetto. Si avvicenderanno altri tecnici e altre imprese fino all’entrata in funzione del nuovo complesso il 23 agosto 1926 quando viene completato il trasferimento dei degenti dal vecchio ospedale di Via D’Azeglio con i mezzi forniti dall’Assistenza Pubblica, alla presenza della regina Margherita e del duca di Bergamo.Il costo dell’investimento fu quasi interamente coperto dalla liquidazione del Venerando Consorzio dei Vivi e dei Morti, un’istituzione religiosa e caritativa, dotata di numerosi beni mobili e immobili donati nel tempo dai fedeli, che era stata fondata presso la Cattedrale di Parma e che, in seguito alle leggi "eversive" emanate dopo l’Unità, rientrava tra quelle che lo Stato doveva incamerare. La Diocesi fece resistenza, come ha ben documentato don Gino Marchi nella sua impeccabile monografia edita da Battei. Tuttavia nel 1915 al termine di una lunga vertenza giuridica, che provocò divisioni anche all’interno della stessa curia vescovile, il Consorzio fu privato dei suoi beni e rimase soltanto come sodalizio religioso.