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conti pubblici

«Nel 2014 calo delle tasse». Saccomanni fa già discutere

Scettico Squinzi, ma la discesa dello spread vale 5,3 miliardi

07 gennaio 2014, 18:55

«Nel 2014 calo delle tasse». Saccomanni fa già discutere

 

Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni affida alle colonne di Repubblica un esercizio di ottimismo di inizio anno: «il 2014 - dice - sarà l’anno della svolta. La ripresa si consoliderà e famiglie e imprese pagheranno meno tasse. Ma la precondizione è la stabilità politica, senza la quale l’Italia è a rischio». In ordine sparso i commenti dei partiti mentre il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, riaccende la speranza per un intervento che ormai da mesi sta cavalcando, anche se non nasconde un certo scetticismo: «speriamo che sia vero». Una speranza corroborata anche dai dati su quello che viene definito il «dividendo della stabilità»: 5,3 miliardi nel 2013 per il calo dello spread e forse altrettanto nel 2014, sostiene Palazzo Chigi. Una cifra che potrebbe aiutare a far calare di 9 miliardi (come ribadisce il ministro) il peso del fisco. Altre risorse arriverebbero (32 miliardi) dalla spending review (da qui al 2016) e dalla lotta all’evasione (12 miliardi nel 2013).
Dunque il ministro conferma il percorso fissato in parte nella legge di Stabilità con il «famoso» fondo che raccoglierà i proventi extra della spending review, quelli della lotta all’evasione e della sanatoria sui capitali in Svizzera che dovrebbe consentire di tagliare le tasse. Ma sempre - spiega Saccomanni - all’interno degli stretti vincoli europei. Vincoli difficilmente allentabili, come invece suggerisce il nuovo leader del Pd Matteo Renzi: «non esiste una maggioranza di Paesi dell’Unione che vada nella direzione di un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità. Ne dobbiamo prendere atto. Dunque, l’Italia e gli altri possono fare pressione sull'Europa perché faccia di più sulla disoccupazione o le infrastrutture. Ma sui vincoli di bilancio il 3% non è in discussione». E sulle prossime mosse dell’esecutivo anticipa che le risorse arriveranno «dalla spending review e dal provvedimento sul rientro dei capitali, che vareremo all’inizio di febbraio. E anche dal recupero dell’evasione fiscale, che nel 2014 intensificheremo». E lo spread? «Ricordo che quando dissi che nel 2014 avremmo raggiunto i 200 punti base fui sommerso da un mare di scetticismo. Ci siamo arrivati. Vuol dire che i mercati prendono atto delle buone cose che abbiamo fatto in 8 mesi. Detto questo nessuno può negare l’importanza delle azioni della Bce».
Insomma l’impegno viene ribadito: «Capisco che la gente si aspettava di più. Ma quest’anno la riduzione dell’Irpef non sarà insignificante. E nel prossimo triennio le tasse si ridurranno di ben 9 miliardi, con un calo graduale anno per anno. È un impegno che ho preso, con l’Europa e con gli italiani, e lo rilancio».
In ordine sparso i partiti. Matteo Colaninno del Pd promuove il ministro, ipercritico invece Renato Brunetta di Fi. «Racconta fandonie», taglia corto il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti.

 

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