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Economia

Barilla e Regione firmano l'accordo per 95mila tonnellate di grano duro coltivato in Emilia-Romagna

Fra le novità, più semplici meccanismi di fissazione dei prezzi e un decalogo di sostenibilità

10 gennaio 2014, 14:24

Barilla e Regione firmano l'accordo per 95mila tonnellate di grano duro coltivato in Emilia-Romagna

 

E' stato firmato nella sede della Regione l’accordo per la fornitura alla Barilla di grano duro di alta qualità coltivato in Emilia-Romagna. L'intesa, che riguarda la campagna cerealicola 2013-2014, prevede un quantitativo di circa 95mila tonnellate, pari a una superficie di 16mila ettari.

In base all’accordo - firmato alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni e Luca Virginio, responsabile relazione esterne di Barilla - si coinvolge l’intera filiera di produzione del grano duro. Tra le novità, la semplificazione del meccanismo di fissazione dei prezzi di compravendita e, soprattutto, l’inserimento di un decalogo di sostenibilità elaborato da Barilla per migliorare l'impatto ambientale della coltura e favorire la sua resa quantitativa e qualitativa. 

«Il fatto che si sia all’ottavo anno consecutivo - ha osservato Rabboni in conferenza stampa - mostra il valore di questo strumento contrattuale e dei suoi contenuti: si danno certezze preventive di prezzo, quantità e qualità ai produttori e al trasformatore. In questo modo – ha aggiunto – viene data la possibilità di dare stabilità a un comparto importante, come quello agroalimentare, fondamentale per il 'Made in Italy' e spero» che questa intesa «possa essere preso in considerazione anche da altri comparti» del settore agricolo.

«Quando si va a comprare il grano - ha puntualizzato Virginio - è un grande giorno di festa. Il contratto siglato e il lavoro che facciamo sono una punta di diamante, un punto di eccellenza». Barilla, è stato sottolineato, acquista ogni anno «1,5 milioni di tonnellate di grano duro, 650.000 in Italia e circa 100.000 in Emilia-Romagna. Questo contratto – ha aggiunto Virginio - per noi è fondamentale per assicurare e garantire la qualità del prodotto finale nel tempo». Qualità, è stato precisato ancora, su cui si innesta anche l’adozione del decalogo di sostenibilità, capace di incrociare modernità e attenzione al passato. 

In particolare, osserva il colosso alimentare parmigiano, un ruolo importante lo gioca anche il ricorso a una «coltura di grano duro che si ispira agli antichi», che permetta, supportando i metodi degli avi con le moderne tecnologie, di «ridurre l’impatto ambientale e migliorare la remunerazione per i produttori agricoli».

Nel dettaglio, spiega una nota del gruppo emiliano, Barilla si «è impegnata a alternare le colture, seminare al momento opportuno, usare la giusta dose di semi e di fertilizzanti». Buone pratiche – oggetto del decalogo di sostenibilità - adottate nel progetto sperimentale di coltivazione sostenibile condotto da Barilla insieme a Horta, il centro di ricerca nato dallo spin off dell’Università Cattolica di Piacenza.

«Combinando le pratiche antiche come l’avvicendamento delle colture con modelli previsionali moderni – viene sottolineato ancora – è stato possibile ridurre le emissioni di CO2 del 30% e aumentare del 20% le rese di produzione, con una riduzione dei costi per l’agricoltore fino al 30%».

Terminata la sperimentazione, chiosa la società parmigiana, «queste buone pratiche sono state introdotte nei contratti di coltivazioni che Barilla ha con gli agricoltori in Italia per circa 50mila tonnellate di grano duro, vale a dire una quantità di materia prima per fare più di mezzo milione di piatti di pasta».