Sei in Archivio

curiosità

Grand hotel, quando le storie d'amore diventarono un fenomeno editoriale

Oltre 200 copie del settimanale relative al periodo dal 1946 al 1955

di Chiara Pozzati -

24 gennaio 2014, 12:14

Grand hotel, quando le storie d'amore diventarono un fenomeno editoriale

 

Immagini patinate, titoli sdolcinati, oltre centomila copie vendute solo il primo numero: è l’amore ai tempi di Grand hotel. Ed è questo fenomeno editoriale, «esploso» negli anni '30 e che ancor oggi registra 268 mila copie vendute, che è in mostra al Bodoni. Oltre 200 copie del settimanale relative al periodo 1946-1955 trovano casa nella biblioteca dell’istituto di viale Piacenza. Curatore e ideatore dell’esposizione è il professor Massimo Zannoni, che ieri ha svelato a studenti e non i retroscena di un’Italia - tutta al femminile - che non si perdeva una puntata.
La rivista a fumetti racconta storie d’amore irrealistiche quanto sdolcinate e aveva suscitato l’opposizione «bipartisan» degli intellettuali. Troppo rovente per la Chiesa, troppo futile per i comunisti. Così Grand hotel diventa sempre più una rivista «scottante» da leggere sottobanco, lontano da occhi indiscreti.
«Secondo un’inchiesta condotta dalla Rai nel 1977, anche Parma apprezza il genere del fotoromanzo - spiega il curatore Zannoni -. La maggior parte dei parmigiani preferiva storie tradizionali, senza riferimenti a problemi sociali».
Aggirandosi tra le copertine in bella mostra nella biblioteca scolastica, poi, s'intravede anche l’evoluzione della figura femminile. «Prima devota al focolare, con i lunghi capelli al vento, in attesa che il suo capo la degnasse di uno sguardo - e magari di un anello - per regalarle lo status di moglie e madre. Poi cominciano a spuntare prorompenti forme e scollature profonde, compaiono i calzoncini corti, i capelli si accorciano e la donna diventa più seducente».
Non solo tradimenti, colpi di scena e lacrime: i racconti a fumetti, pubblicati dai fratelli Domenico e Alceo Del Duca, proprietari della casa editrice Universo, seguono un rigido cliché con lieto fine obbligatorio. Ed era forse per quello che l’Italia s'immergeva con piacere in quel mondo.