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Economia

Confartigianato: in regione finanziamenti già del 7,5%

A Parma, nei primi 6 mesi del 2013, prestiti diminuiti dell'8%. Granelli: "Senza credito non si esce dal tunnel della crisi

28 gennaio 2014, 20:00

Confartigianato: in regione finanziamenti già del 7,5%

 

Nel 2013 i finanziamenti alle imprese artigiane in Emilia-Romagna sono diminuiti del 6,3% (-7,5% il dato nazionale). Per quelle con meno di 20 addetti il calo è stato del 5,8%. Una limitazione che, a detta di Marco Granelli, presidente di Confartigianato regionale, «equivale al mancato sviluppo e in molti casi mette a rischio la stessa sopravvivenza delle imprese».
Calo maggiore per le pmi Per le piccole imprese il calo dell’accesso al credito è maggiore rispetto alla media nazionale (-5,5%), «a conferma della particolare criticità che vivono nella nostre regione le piccole imprese, che rappresentano il 97% del totale delle aziende e che si ritrovano a ricevere solo il 19% dei finanziamenti. Al restante 3% va oltre l’80% del credito», ha detto il presidente di Confartigianato regionale.
Le province Nei primi nove mesi del 2013 si va da un calo minimo a Ravenna del 3,7%, a un massimo a Parma dell’11,1% (era dell'8% al 30 giugno). Per le imprese con meno di 20 dipendenti, gli scostamenti vanno dal -2,5% di Ferrara al -9% di Parma. In aumento anche le ore di cassa integrazione in deroga, da 10 milioni e mezzo nel 2012 alle 14.944.919 nel 2013.
«La prima emergenza per le imprese – ha detto Gianfranco Ragonesi, segretario Confartigianato Emilia-Romagna – è il credito, ossigeno senza cui non si può andare avanti. E si registra anche una pesante flessione nel credito agevolato». Dai dati dello studio presentato sugli stanziamenti bancari erogati in regione lo scorso anno, il 2014 non è visto con ottimismo.
«Manifatturiero, costruzioni e trasporti – ha detto Granelli - sono settori che soffrono e il recupero sembra lontano. La situazione è grave per i lavoratori dipendenti, ma anche per gli autonomi: il 30% di loro è a rischio povertà.
I tassi Un’ulteriore criticità è il costo del credito, le imprese italiane pagano tassi di interesse più alti rispetto ai concorrenti europei e di conseguenza mancano investimenti. Si usa una politica di sopravvivenza che impedisce di investire: se non c'è credito non c'è occupazione e ci sono chiusure». A giugno 2013 infatti le imprese con meno di 20 addetti hanno pagato in Emilia Romagna un tasso del 7,89%.
Dai dati diffusi da Confartigianato, nel periodo che va dal 2007 al 2013 il numero delle imprese artigiane in Italia è infatti sceso di oltre 81 mila unità, a fronte di un saldo positivo per le imprese non artigiane di oltre 28 mila aziende. Lo scorso anno la flessione occupazionale è stata del 4,7%, doppia rispetto alle altre imprese (-2,2%). «L'artigianato in regione ha un saldo negativo nel 2013 di 3.230 unità, che sommato a quelli degli ultimi sei anni evidenzia un calo di 11 mila imprese – ha aggiunto Granelli – nonostante sia un comparto decisivo per l’economia regionale con 136.672 imprese, che rappresentano il 32% del registro ditte, il 15% del Pil e circa il 20% dell’export. Vanno poi sommate le difficoltà derivate dal terremoto del 2012, e dall’alluvione di pochi giorni fa sulle stesse zone colpite dal sisma. In questo contesto rimane fondamentale l’accesso al credito».