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Agroalimentare

Accuse all'extravergine? Il Made in Italy non ci sta

05 febbraio 2014, 09:00

Accuse all'extravergine? Il Made in Italy non ci sta

 

Il New York Times attacca l'olio extravergine italiano: la settimana scorsa con una striscia di 15 vignette ha denunciato inganni e adulterazioni che starebbero provocando «il suicidio dell'extravergine», ma le reazioni trasversali sdegnate piovute da tutta l'Italia (dalle associazioni degli agricoltori alla politica, da Oliviero Toscani ai produttori) hanno costretto alla retromarcia la testata americana.
Il New York Times dunque aggiusta il tiro, specificando ad esempio che l’olio frutto di miscele provenienti dall’estero viene etichettato come «confezionato in Italia» o «importato dall’Italia» mentre nella precedente versione veniva bollato come «made in Italy», e non parlando più di olio «manipolato» (ben il 69% di quello «italiano» che arriva negli Usa) ma di «prodotto che non ha rispettato i parametri previsti dai test». Eppure il tema è caldo. Anche perché le adulterazioni esistono e l'effetto - oltre alla frode e al danno di immagine - si trasmette sui prezzi di mercato.
Anche dalla food valley arriva però una risposta: la Coppini Arte Olearia di San Secondo, un'azienda che da anni frequenta i mercati a ogni latitudine - anche nel 2013 una missione sotto la bandiera di Cibus ha fatto tappa a New York - testimonia che esiste un'olivicoltura italiana sostenibile, etica e onesta. «Ci si può meravigliare di tutto. Pure del fatto che la capitale della food valley - chiosa il presidente Ernesto Coppini - ha tutti i requisiti per essere annoverata tra le città dell’olio di oliva made in Italy, perché pur non disponendo di grandi uliveti locali, possiede il dono dell’arte olearia», tra l'altro documentata fino al medioevo.
La Coppini Arte Olearia - spiega l'azienda - risponde con il sostegno a «Gli Olivicoltori d’Italia», un partner composto da produttori di Abruzzo, Puglia e Sicilia che cresce ogni anno (siamo oltre quota 3.000): senza tradire tradizioni millenarie e con la consulenza di esperti agronomi dell’azienda, hanno saputo aggiornarsi, formarsi e ottimizzare le tecniche olivicole per produrre il meglio dai loro uliveti seguendo un disciplinare dove tracciabilità e qualità sono i punti di forza.
Secondo l'azienda anche questo è il futuro: il ritorno all’artigianato sapiente e innovativo in un settore dove il recupero delle tradizioni può portare al successo ma dove è indispensabile fare massa critica per accedere al mercato.
Da qui è nato un progetto ribattezzato Seo (sostenibilità, eticità, onestà) che consiste nel proporre l'extravergine «a bocca di frantoio» anche a chi non vive in zone di produzione e nell'incentivare un'olivicoltura di grandissima qualità, con premi ai “fuoriclasse” e incentivi agli olivicoltori più innovativi e rispettosi della terra.
«Grazie a loro e con loro - sostiene ancora Ernesto Coppini -, acquisendone le olive e sostenendoli con la conoscenza del mercato, del packaging, dei servizi, con un frantoio pilota in zone di produzione per la ricerca in frangitura, con la nostra logistica e rete vendita, possiamo portare agli estimatori l’extravergine di prima spremitura, di qualità certa e certificata, con la rintracciabilità di filiera CSQA e il marchio t.o.p. (un progetto di Tracciabilità Origine Prodotto che ha compiuto da poco i suoi primi 25 anni) per competere nel mercato globale puntando sulla fascia qualitativamente più alta di prodotto».