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Magnani: «Per crescere puntiamo su capitale umano e cultura»

Barilla: «Burocrazia ostacolo al progresso». Dallara: «Senza zavorra voleremo»

12 febbraio 2014, 08:38

Magnani: «Per crescere puntiamo su capitale umano e cultura»

 

«L'Italia? È come una nave con qualche falla che rischia di andare a fondo. Non è sufficiente che ci sia qualcuno che tamponi le falle, ma che in parallelo ci sia anche qualcuno che stia al timone e scelga la direzione, per evitare che la nave vada a schiantarsi contro un iceberg». Sceglie questa metafora Marco Magnani per dare l'idea di quello a cui il Belpaese dovrebbe prestare attenzione, se oltre che uscire dalla crisi vuole anche perseguire il proprio benessere e, perché no, giocare il ruolo che gli compete sulla scena internazionale. Insomma, guardare oltre le emergenze, che pure ci sono, e pensare a mettere a valore ciò di cui già siamo ricchi: il patrimonio di conoscenze, di talenti, di cultura, di arte, e soprattutto il nostro modo unico di fare le cose.
Sono i concetti che questo parmigiano laureato in economia politica a Roma, e che oggi insegna alla Harvard University, ha spiegato nel suo libro «Sette anni di vacche sobrie» (Utet editore), di cui ha parlato ieri in una tavola rotonda a Palazzo Soragna, sede dell'Unione parmense degli industriali, introdotta da Patrizia Capitani, rappresentante della piccola industria all'Upi, e moderata dal direttore della Gazzetta di Parma Giuliano Molossi. Proprio Molossi ha ricordato che «Magnani dice che ce la possiamo fare: dipende tutto da noi, dalle scelte che facciamo oggi e dalla nostra capacità di darci una mossa».
In che modo far uscire l'Italia dai tempi di «vacche magre» e traghettarla magari non in un'epoca di «vacche grasse» ma quantomeno «sobrie»? Innanzitutto, secondo Magnani, aumentando la mobilità sociale, quella che permette - a chi ha capacità e volontà - di migliorare la propria condizione di vita: «In Italia - ha ricordato - c'è poca mobilità sociale e un Paese in cui i giovani hanno poca speranza nel futuro è un Paese che non ha futuro». Più mobilità sociale per Magnani significa in particolare più merito, che non contrasta con più uguaglianza. La scuola in questo è essenziale: «È dalla scuola superiore che bisogna partire: è lì che bisogna dare il segnale forte che si premia il merito. Solo in una scuola e in una società che premiano il merito c'è veramente uguaglianza, perché uguaglianza vuol dire dare a tutti uguali opportunità». E lancia una proposta concreta alle famiglie: «Investite sull'educazione dei vostri figli: i genitori devono avere chiaro che l'investimento sull'educazione dei figli rende di più dei bot, dei cct e degli investimenti immobiliari». E poi c'è il modo degli italiani di fare bene quel che fanno, quello che definisce il «know-how tacito»: «Se è esplicito, chiunque abbia un costo del lavoro minore del nostro può replicare quello che facciamo, ma se investiamo nell'aumentare la complessità delle nostre produzioni, quello che facciamo è difficilmente copiabile e questo è un vantaggio competitivo per i nostri territori».
Accanto a Magnani c'erano ieri due imprenditori simbolo dell'industria di Parma: il vicepresidente della Barilla, Paolo Barilla, e il presidente della Dallara automobili, Gian Paolo Dallara. Lo Stato deve fare la sua parte nel facilitare chi vuole investire e produrre. Barilla ha citato l'esperienza della propria impresa, che negli Stati Uniti ha trovato la strada spianata, mentre in Italia, ha osservato, da parte dello Stato «c'è disponibilità a dare appoggio, ma in realtà non ha il potere per farlo, perché c'è un sistema che imprigiona tutto e una burocrazia che non permette di fare le cose». E ha citato il padre Pietro Barilla, «che usava molto un termine che oggi non si sente più: progresso. Oggi non si parla di progresso ma solo di Pil. Dobbiamo puntare a fare buoni prodotti e non la crescita economica, che è invece una conseguenza del fare buoni prodotti».
Gli ha fatto eco Dallara: «A volte viene da pensare che quando ci saremo tolti tutta la zavorra che abbiamo, noi italiani voleremo veramente. Il capitale umano l'abbiamo: giovani bravi e con entusiasmo, un'università che dal punto di vista didattico non è seconda a nessuno. Certo il sistema attuale non permette di far funzionare le cose al meglio, ma sono convinto che arriveremo a migliorarlo. E se non ce la faremo, non sarà per colpa dei giovani di oggi, ma della generazione che li ha preceduti, che non è stata in grado di fare un progetto».
Un esempio secondo Augusto Schianchi, docente alla facoltà di Economia dell'Università di Parma, potrebbe venirci dai Paesi vicini, dove non a caso la Fiat ha recentemente deciso di trasferire la propria sede legale e fiscale: «L'Olanda garantisce una velocità della giustizia eccellente e la Gran Bretagna un fisco che funziona e una legislazione che dà chiarezza di rapporti». Cose che da noi, oggi, sono ancora lontane.r.c.