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BARDI/BORE

Caso «bollette pazze»: ricorso inammissibile

Tar: residenti contro la Spa "Montagna 2000"

13 febbraio 2014, 18:13

Caso «bollette pazze»: ricorso inammissibile

 

Si erano mossi subito in una trentina, tutti residenti a Bardi e Bore. Poi era sceso in campo il Movimento nuovi consumatori e si erano uniti anche altri 39 cittadini. Nel mirino, il servizio idrico gestito dalla società pubblica Montagna 2000. Un ricorso al Tar, quello presentato dagli abitanti e dall'associazione, contro vari enti istituzionali, tra cui i Comuni di Bardi, Bore, la Comunità montana del Taro e del Ceno, la Regione, il Comune di Berceto, ma anche l'Atersir, ossia l'Agenzia territoriale Emilia Romagna servizi idrici e rifiuti, che però il tribunale ha «stoppato».
Secondo i residenti che hanno sottoscritto l'istanza al Tar, Montagna 2000, società totalmente pubblica dal 2007 e partecipata da vari Comuni montani, gestisce il «servizio, di cui è affidataria, in maniera arbitraria, poco trasparente, illegittima, antieconomica e gravemente al di sotto degli standard qualitativi richiesti». Nel documento vengono criticate molte riforme societarie che si sono susseguite nel corso degli anni, ma soprattutto si punta il dito contro il caso delle «bollette fuori controllo». Insomma, tariffe troppo alte, a fronte per giunta «di un'insufficiente pressione e portata nell'erogazione dell'acqua».
Non solo. Nel ricorso viene messa in evidenza anche «la pessima qualità del servizio fornito anche a causa dell’inquinamento dell’acqua, della mancanza di depuratori, della mancanza o insufficienza di analisi periodiche che provocano gravi danni alla salute».
Tutti rilievi a cui i Comuni di Bardi, Bore, Berceto, Comunità montana del Taro e del Ceno, l'Atersir e la società Montagna 2000, ossia i soggetti che si sono costituti in giudizio, hanno replicato con molteplici eccezioni di inammissibilità. Ma ciò che ha determinato la decisione del Tar è stato il fatto che sulla questione al centro del ricorso pende un procedimento all'Atersir. E proprio per questo, secondo il Tar, si deve «evitare un possibile conflitto di giudizi». «Ne discende - scrivono i giudici nella sentenza - che, allo stato, pur nella indubbia gravità dei disagi e dei disservizi lamentati dai ricorrenti, questo tribunale non può pronunciarsi».