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Fotografia

Sarajevo: storie di una terra tra memoria e speranza nel futuro

Sandro Capatti alla biblioteca internazionale Ilaria Alpi

19 febbraio 2014, 21:08

Sarajevo: storie di una terra tra memoria e speranza nel futuro

 

Il taglio è quello del reportage anche se il rapporto con l’immagine si fa in molte opere più personale, delineando l’esperienza vissuta nella Sarajevo della speranza. La mostra di Sandro Capatti «Sarajevo. Memoria e futuro, la speranza nei giovani», visibile alla Biblioteca internazionale Ilaria Alpi, fino al 28 febbraio, racconta una storia ed insieme dà una lettura concreta di una terra, così come oggi si presenta all’occhio sensibile del fotografo che coglie, al di là della tecnica e del mestiere, al di là degli effetti visivi del bianco e nero e del colore, l’espressione di un passato che sembra lontano ma che invece è solo alle spalle e di un futuro fatto di speranze e di fiducia nelle nuove generazioni.
E’ la leggibilità della foto a suggerire un modo nuovo di percepire l’immagine, composta di un contesto che fa da scena, una scena cruenta dove uomini e donne paiono affrontare con determinazione la propria esistenza. Ci sono i giovani, con il desiderio di rinascita ma anche i meno giovani che rappresentano la memoria, fatta di persone e cose segnate dalla guerra: un paesaggio «scomodo» frammentato da una bomba, un muro abbattuto o scrostato, uno sguardo, un gesto, tutto è raccolto dall’occhio del fotografo che, fissando incontri ed immagini, crea il suo «lungometraggio».
  L’argomento del sociale è per molti aspetti una scelta fondamentale nell’attività di Sandro Capatti, così come documentare i soprusi, i diritti violati, la fame e le carenze sanitarie, ma anche tutti quegli argomenti o temi che solitamente faticano ad essere portati alla luce e alla visione del mondo. I suoi racconti fotografici sono molto spesso espressione di progetti, alcuni in fase di preparazione, frutto di una costante attenzione verso la cultura, le tradizioni, la storia soprattutto recente, delle popolazioni e dei cittadini della nuova Europa che si estende verso Est. Altri in fase di esecuzione, guardano a forme d’ arte diverse,  come il teatro, con una particolare attenzione alla documentazione fotografica delle rappresentazioni messe in scena in strutture «estreme», quali Istituti di Pena o Centri Psichiatrici, che possono trasformarsi in uno straordinario mezzo di rieducazione personale e riabilitazione sociale.