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Valerio Manfredi svela "L'oste dell'ultima ora"

In un racconto l'uomo che rischiò di rovinare le nozze di Cana. La presentazione alla Feltrinelli con il critico Giuseppe Marchetti

di Andrea Violi -

28 febbraio 2014, 15:46

Valerio Manfredi svela

 

Alle nozze di Cana finisce il vino a banchetto in corso: oggi tutti sanno che Gesù cambia l'acqua in vino. Ma chi era, che persona era, quale vita poteva fare l'oste, che quel giorno ha commesso un grave errore sul piano professionale? Partendo da qui, Valerio Massimo Manfredi trasforma un personaggio marginale, sconosciuto, del Vangelo nel protagonista del racconto «L'oste dell'ultima ora». L'autore lo immagina come un uomo semplice, Baruch ben Gad, che si cimenta con vari lavori umili e da pastore diventa vinaio. Nella sua vita incrocia un predicatore: è Gesù. I discepoli sono gli amici del predicatore: gli hanno affibbiato il soprannome di «oste dell'ultima ora». E quando Gesù e i discepoli staranno per lasciarsi in modo definitivo, durante la Pasqua a Gerusalemme, alcuni di quegli «amici» avranno bisogno di vino e quell'oste sarà di nuovo sullo sfondo della vicenda del Nazareno. «L'oste dell'ultima ora» (edito da Wingsbert House) è stato presentato ieri alla libreria Feltrinelli di via Farini: con l'autore ha dialogato Giuseppe Marchetti, critico letterario e collaboratore della Gazzetta di Parma. Di fronte ad alcune decine di persone, la presentazione si è sviluppata fra analisi del racconto, citazioni e ironia. 
Manfredi lavora di fantasia sul personaggio ma ricostruisce con precisione il contesto, dai contrasti fra Giudei e Samaritani all'ingombrante presenza dei dominatori Romani. Il libro, sottolinea Marchetti, è scritto con «stile nitido, sicuro anche nei dialoghi». E' un racconto breve, di 88 pagine («Si può leggere in treno da Bologna a Roma e rimane anche del tempo», scherza l'autore) ma, dice Marchetti, «diverso, semplice e al tempo stesso complesso. E' di agile lettura. In un momento di narrativa pesante, confusa, con intenti sociali, politici o economici» in questo racconto c'è «una narrazione pulita, chiara». «Il predicatore appare come una figura quasi occasionale. Appaiono di più i suoi compagni»: una volta ricevono vino gratuitamente e lo chiamano confidenzialmente «l'oste dell'ultima ora».
L'idea del racconto nasce quando l'editore Francesco Aliberti telefona allo scrittore: con Wingsbert House pensa a una collana di volumi da vendere in abbinamento a vini e propone a Valerio Massimo Manfredi di essere “testa di serie”. «Queste cose si fanno per gli amici», dice Manfredi, che ripensa all'episodio delle nozze di Cana, dove il vino è un elemento centrale. Tutti conosciamo il miracolo ma dell'oste «sappiamo solo che ha toppato una commissione importante», con invitati di sicuro competenti. Nasce un personaggio inventato ma «credibile, che sembra vero», che a Cana non capisce fino in fondo cosa succede «ma alla fine crede». «Un racconto che si rispetti - aggiunge Manfredi - deve avere un gran finale». Così a Gerusalemme quell'oste si rivelerà provvidenziale per i discepoli in cerca di vino per l'ultima volta che ceneranno, tristemente, insieme.
«Sono sempre stato interessato, scientificamente, agli albori del cristianesimo: è un'epoca straordinaria e piena di enigmi», dice Manfredi, che cita alcuni saggi («Gesù il ribelle» di Reza Aslan e «Jesus before Christianity» di Robert Nolan) e spiega che sono numerosi i tentativi di descrivere sul piano storico Cristo e la Chiesa delle origini. Dove, ad esempio, secondo alcuni il primo successore di Gesù non è Pietro ma Giacomo, definito nelle Scritture «il fratello del Signore».