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Il ristorante di Chichibìo

Caffè Arti e Mestieri, l'eleganza e la creatività nel piatto

Nella vicina Reggio Emilia

13 marzo 2014, 20:52

Caffè Arti e Mestieri, l'eleganza e la creatività nel piatto

 

Ci si infila nel grande portone di un palazzo storico sulla via Emilia San Pietro (è zona pedonale, occhio ai divieti) nel cuore di Reggio Emilia, si sbuca nel bel giardino perfetto per l’estate, con piante, fiori, erba sintetica (ahimè!) e si entra in quello che era un teatro dialettale trasformato ora in ristorante con tavoli al piano terra e nel soppalco al primo piano. Grande spazio centrale, arredi sobri, tovaglie di lino bianco, buona carta dei vini moderata nei ricarichi, con scelte dalle regioni italiane, qualcosa dall’estero, una buona sezione del territorio. Da un anno qui trovate la cucina di Gianni D’Amato che, in attesa del recupero del suo «Rigoletto» di Reggiolo, ferito dal terremoto del 2012, si è trasferito al «Caffè» (e al «Rigolettino» di Reggiolo e nei grandi ristoranti italiani che lo invitano per pranzi e cene speciali) a proporre i suoi piatti, magari meno sontuosi, ma sempre ugualmente curati e col quel talento e quella qualità che lo collocano tra i migliori cuochi italiani. In questa faticosa e non facile avventura sono con lui la moglie Fulvia in sala, il figlio Federico e lo chef Sauro Antonioli in cucina, quest’ultimo specialmente al «Caffè».
La cucina, i piatti
Cucina italiana e riferimenti locali interpretati con elegante creatività, sapori precisi tendenti al dolce, equilibrio impeccabile nei molto attenti abbinamenti tra materie prime di qualità (nel menu anche la lista dei fornitori) e verdure e spezie.
In attesa degli antipasti (13-18 euro;
26 il crudo di mare), il benvenuto della cucina è una deliziosa tartara di baccalà su tortino di patate e salsa ai crostacei; poi polpettine di gamberi impanate e fritte (sapore evanescente) su precisa zuppetta di cipolle borettane e lime; soffice baccalà mantecato su  polenta bianca rinforzata da capperi e acciuga, profumata da limone e prezzemolo.
E ancora: battuta di Chianina al tartufo nero, Parmigiano e patate; culatello di 26 mesi; erbazzone; cubo di bolliti e Balsamico tradizionale Aragosta.
Ai primi (13-18 euro), scegliamo tra quelli della tradizione: dolci, leggeri, con pasta morbida i tortelli di zucca; cremosi gli gnocchetti di patate in suadente salsa di Parmigiano e tartufo nero; tutto il sapore verace e deciso del ragù di carni miste (manzo, vitello, maiale) nelle tagliatelle impiattate come un cilindro ricoperto di ragù. E anche tortelli di baccalà in zuppetta di pomodoro, spaghetto in zimino di seppia, cappelletti in brodo.
Piccola delusione nei secondi (16-18 euro, 26 la catalana): il bollito di Chianina «a modo mio» arrivato tiepido, in assaggi ben disposti in successione su un piatto apposito con le salse al centro, aveva sapori spenti, poco mordente -ad eccezione di cappello del prete e coda. E ancora, guancialino di maiale, baccalà in tegame, ricciola coi carciofi.
Per finire
Dolci da maestro (5 euro): la zuppa inglese, lo strudel new style, la Tatin al fiordilatte...
Menu a 40-50 euro, alla carta circa 56 (bevande escluse). Menu esposto, coperto 3 euro, ingresso comodo, bagno al primo piano, parcheggio poco distante.

 

 

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