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il baule

Parma ai tempi dei bambini della Iª B 1956

Il racconto degli ex alunni della Giordani in un libro: «Buongiorno, signor Maestro»

di Mara Varoli -

14 marzo 2014, 18:38

Parma ai tempi dei bambini della Iª B 1956

 

C'era una volta e c'è ancora. La prima B del 1956 alla scuola elementare Pietro Giordani, oggi Ulisse Adorni.
C'è ancora da quando quei bambini dopo cinquant'anni non hanno solo deciso di riformare la classe, ma anche di realizzare, grazie a un'intuizione di Enrico Benassi, un libro che è diventato un documento storico: «Buongiorno, signor Maestro», un ritratto della prima B e uno spaccato di Parma di quegli anni.
«L'idea è nata nel marzo del 2011 - racconta l'ex alunno Alberto Ricci, oggi 63enne in pensione dalle Ferrovie dello Stato -. Ho contattato la Gazzetta per capire se pubblicando la foto di classe si riusciva a ritrovare i miei compagni della Pietro Giordani».
Con l'appello e il passaparola eccoli qua: ancora tutti sui banchi di scuola, grazie a successivi incontri e a momenti conviviali. Ma c'è di più: quattro di quei 25 bambini hanno realizzato una piccola redazione proprio per realizzare questo libro che resterà nella memoria. Insieme a Ricci, Fabrizio Quaretti, ex insegnante a Sorbolo, Enrico Benassi, in pensione dalla Fondazione Toscanini, e Giorgio Franchi, funzionario sindacale in pensione. Sta di fatto che alla fine è stata molto di più di una semplice rimpatriata: «Proprio così - conferma Ricci -, un progetto che ha una doppia valenza: prima di tutto per lasciare alle nostre famiglie un ricordo di quegli anni Cinquanta, appena usciti dalla guerra e in una situazione di grande precarietà; inoltre, un messaggio di speranza e di fiducia, per invitare altre persone a realizzare significativi momenti di aggregazione con amici che diversamente andrebbero persi: un input per chi ha pensato di fare una cosa analoga alla nostra e non ha ancora avuto il coraggio. Con questo progetto abbiamo insieme riscoperto il grande valore dell'amicizia».
«All'inizio non sapevamo bene come muoverci - interviene Quaretti -, poi è arrivata l'idea del libro, come testimonianza di una vita e per coinvolgere i nostri coetanei a realizzare la stessa cosa. In questo modo, si ricostruisce un mosaico su come eravamo in quel periodo. Armati di microfono siamo andati a intervistare i nostri compagni di classe ed è uscita una storia non solo individuale ma di tutto quel periodo, cercando di conservare la freschezza della parola. Di quei bambini che ai tempi avevano la libertà di attraversare tutta la città in bicicletta. E il collante di tutto era il nostro maestro: Bruno Marastoni, purtroppo scomparso».
«Però - aggiunge Ricci - grazie al fatto che abbiamo ritrovato la figlia Maria Vittoria siamo riusciti a dipingere un ritratto del maestro non solo professionale ma umano. Chiaramente la parte professionale è uscita dai registri scolastici che dopo lunghe ricerche abbiamo trovato in uno scantinato della Fra' Salimbene, grazie anche alla collaborazione delle brave segretarie e della preside Elena Conforti, oggi alla Toscanini».
In «Buongiorno, signor Maestro» non mancano quei giornali di classe dal 1956 al 1961 con le relative valutazioni e non campate per aria, ma contestualizzate nel momento storico con le notizie più eclatanti di quei cinque anni, grazie anche a un'attenta consultazione della Gazzetta di Parma e del Corriere Emiliano nelle stanze della Pilotta. Il lavoro di interpretazione e di sintesi è stato pazientemente svolto da Giorgio Franchi, che ha consultato tutti i registri di classe redatti dal 1956 al 1961 dal maestro Marastoni. Tant'è che nel libro è contenuta anche la storia della scuola stessa, inaugurata in epoca fascista. E non mancano le fotografie, anche se per risparmiare, allora si facevano un anno sì e uno no. Ma chi era questo maestro? «Un burbero, senza dubbio - continua Quaretti - e un esperto in sarucchi, come si dice a Parma, ma con questa ricerca abbiamo scoperto molte cose del nostro maestro che non conoscevamo». «A quei tempi la scuola era una specie di caserma - precisa Ricci - e non c'era la possibilità di fraternizzare. L'ultima volta c'eravamo visti all'esame di quinta elementare e poi fortunatamente dopo cinquant'anni».
«Sì - prosegue Quaretti - noi ai tempi avevamo solo il cortile e la strada e le radici povere erano comuni, per cui le esperienze di casa erano le stesse. Mi ricordo che proprio alla fine della quinta elementare il maestro una sera ha bussato alla mia porta, per dire ai miei genitori che io dovevo proseguire gli studi e che se c'erano problemi, lui ci avrebbe aiutato». Maestri di una volta, duri ma vicini al futuro degli alunni cresciuti in un'aula piena zeppa di cartelli di divieto. L'unica gita? Al Parco Ducale, per essere immortalati nell'ultima fotografia di classe della quinta B della Giordani del 1961.
I meriti della bella impaginazione di questo lungo racconto che diventa una fotografia dei bambini di allora, della ricerca e dell'elaborazione complessiva del libro, nonchè l'idea, sono soprattutto di Benassi, anche se lui assicura che alla realizzazione del progetto le mogli hanno fatto la loro parte e hanno aiutato quegli ex bambini della Pietro Giordani.