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Il ristorante di Chichibìo

Carbon Divino, la carne e le sue declinazioni

Nel cuore della città

28 marzo 2014, 19:52

Carbon Divino, la carne e le sue declinazioni

 

E' un gioco di parole: il «carbon» è il piazzale dove si trova il locale e il riferimento al «divino» è forse al dio Bacco o, più prosaicamente» al fatto che di una «vineria con cucina» si tratta. E’ un bel posto moderno, polifunzionale: aperitivo, insalate e menu ridotto a mezzogiorno, menu completo alla sera con preminenza della griglia e delle carni. Ambiente informale, un po' anni 60, con tovagliette e tovaglioli di carta, tavolone di legno, sedie impagliate all’ingresso, tavoli ravvicinati e divanetti, sedie comode e poltroncine nella sala a fianco. Voltini in mattoni stuccati, inserti di pietra alle pareti, travi in legno, luci soffuse; cantina discreta con bottiglie a prezzi onesti dalle regioni italiane e qualcosa proposto a bicchiere. Pane e focacce fatte in casa, accoglienza rilassata da parte di un patron molto disinvolto e sorridente.
La cucina, i piatti Spicca nella carta la presenza di Wagyulem, la carne di un’azienda italiana specializzata nell’allevamento col metodo usato in Giappone per il bue di Kobe. E’ quel metodo, tra storia e leggenda, che prevede alimentazione particolare e massaggi per i capi di razza nera di Tajma e che dà carte morbida e costosissima. Qui le razze sono autoctone, per una decina di mesi al pascolo e per 6-8 mesi in stalla. Una alimentazione particolare e poi una macchina per massaggiare 3 volte a settimana l’animale in modo che il grasso si distribuisca in modo uniforme nel muscolo. Il risultato è una carne marmorizzata, tenera e saporita. La sua migliore utilizzazione, per me, è sulla griglia dove il grasso si fonde e il sapore esce intenso e netto, ma le leggi del marketing hanno spinto ad ideare una mortadella, che qui trovate tra gli antipasti (7-9 euro), aromatica e profumata con spenta piadina, e una salsiccia servita su un crostone con scamorza affumicata che rende il tutto gradevole, ma che copre il sapore della carne. La stessa cosa accade nell’hamburger alla parmigiana: ottimo il pane, ma il Parmigiano ha sapore spiccato ed è invasivo rispetto al Wagyu, al prosciutto e alle verdure che lo completano. Tra i primi piatti (7-8 euro), sono discreti e gradevoli le crespelle al forno con radicchio e scamorza, la zuppa di verdura con crostini, la rosa di Parma di pasta sfoglia farcita con prosciutto, Parmigiano e passata al forno. Insalate di pollo o vegetariana (7,50 euro) e, tra i secondi (7,50-18 euro), tagliata e filetto di Angus, pollo al curry, galletto alla griglia, tartara, straccetti e hamburger di Wagyu (con Gorgonzola, cipolla, insalata).
Per finire Dolci fatti casa (4-5 euro): un denso e robusto tiramisù, la sbrisolona, il semifreddo all’amaretto o allo zabaione, la crema bruciata. Pagherete per quattro piatti circa 32 euro (bevande escluse). Menu non esposto, coperto 1 euro (2 la sera), ingresso con gradini, bagni comodi, parcheggio Goito o Toschi.

 

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