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Assemblea a Cibus

Alimentare, nel 2014 l'export rallenta. Occupazione calata del 13,6% in dieci anni

Materie prime italiane, appello di Federalimentare a istituzioni e agricoltori: "Non mettere sabbia al motore, no a certi integralismi"

05 maggio 2014, 19:43

Alimentare, nel 2014 l'export rallenta. Occupazione calata del 13,6% in dieci anni

Dopo l'inaugurazione della 17° edizione di Cibus, nel pomeriggio si è svolta in Fiera l'assemblea annuale di Federalimentare.

Il presidente dell'associazione di imprese, Filippo Ferrua Magliani, ha detto che l’export del settore agroalimentare si conferma positivo (+5,8%) nel 2013, ma “rallenta e apre piatto nel 2014. La dinamica di stagnazione dell’export complessivo del paese (-0,1%) sembra aver contagiato l’alimentare, che ha variazioni dello 0,3% in apertura 2014”.
“Le vendite sui mercati esteri non riescono più a tamponare l’emorragia dei consumi che segnano -4% del valore reale”, ha commentato Ferrua Magliani.

Ma è sul fronte occupazionale che il settore alimentare paga alla crisi un prezzo significativo, ancor più simbolico per la sua storica anticiclicità. Rispetto a dieci anni fa, ha sottolineato il presidente nella sua relazione, il numero delle imprese alimentari è calato del 17,9%, mentre quello degli addetti (oggi superiore alle 385mila unità) segna una riduzione del 13,6%. A chiudere sono state soprattutto le micro-imprese fino a 9 addetti, oggi 48mila rispetto alle 60mila del 2001. Tiene, invece, la fascia propriamente "industriale" delle imprese alimentari, quella superiore ai 9 addetti, con oltre 6.800 imprese (erano circa 6.900 10 anni fa). Nonostante tutto, quindi, la spina dorsale del comparto è sostanzialmente integra rispetto ad altre realtà del manifatturiero. E per questo a buon diritto l’alimentare può candidarsi a motore della crescita del Paese”, ha concluso Ferrua Magliani.

APPELLO A ISTITUZIONI E AGRICOLTORI: "NON METTERE SABBIA AL MOTORE, NO A CERTI INTEGRALISMI" SULLE MATERIE AGRICOLE ITALIANE. Non mettere sabbia al motore. E’ un appello accorato quello del presidente di Federalimentare Filippo Ferrua Magliani all’Assemblea annuale, in corso al Cibus, che si riferisce a iniziative di legge locali e campagne di comunicazione di alcune organizzazioni agricole su materie prime 100% italiane. “E' un concetto - ha aggiunto - irrealistico e antistorico (oltre che contrario alle norme Ue sul "made in"). E sul territorio certi integralismi pretestuosi indeboliscono la filiera e fanno lievitare i costi di produzione con controlli che nulla aggiungono sulla sicurezza alimentare”.
Per l’industria italiana di settore, che principalmente è di trasformazione, un esempio specifico e recente è quello che ha riguardato la proposta di elevare la percentuale di succo di frutta in alcune bevande. “Tale obbligo - ha sottolineato il presidente di Federalimentare - avrebbe avuto il solo effetto di danneggiare gravemente le nostre imprese, che utilizzano più del doppio della percentuale di succo rispetto alla media Ue (12% vs 5% media Ue), impedendo loro di produrre e vendere in Italia bibite con una ricetta apprezzata da anni, senza motivazioni ascrivibili alla salute del consumatore. Un approccio nazionalistico del Made in Italy rischia di creare seri problemi alle imprese italiane - ha concluso Ferrua -, che già scontano strutturali gap di competitività rispetto ai concorrenti sul fronte del costo del lavoro e dell’energia, delle infrastrutture e della GDO. Inoltre, continuare a tassare i consumi alimentari, con i recenti aumenti Iva e, purtroppo, i prossimi nuovi aumenti delle accise su birra e distillati, oltre a non produrre gettito per le casse dello stato, sono misure che mettono a rischio le potenzialità del settore in termini di creazione di valore, occupazione e imprenditorialità”.