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Cibus

La ricetta di Cracco: "L'Italia punti sui prodotti di qualità"

Il giudice di Masterchef assediato da una folla di ammiratrici

di Luca Pelagatti -

06 maggio 2014, 19:12

La ricetta di Cracco:

«Essere figo? Non basta usare lo scalogno. E neppure andare in televisione. Quello che serve è lavorare. E pure tanto». Parola di Carlo Cracco, la faccia sexy dei fornelli. E nelle vocali lunghe di quel «lavoraree» sembra di sentire l'eco di Masterchef. Quando strillando «impiattaree» faceva tremare gli aspiranti cuochi.
Ma oggi a Cibus, dietro il bancone dello stand della San Carlo, impegnato a trasformare una patatina in un finger food da locale modaiolo è chiaro che oltre al lavoro c'è molto di più. Almeno a orecchiare i commenti estasiati delle donne presenti. Che più che dalla sua tecnica di cottura dell'uovo di quaglia paiono rapiti dal suo sguardo da chef maliardo. Quello che cucina senza chiedere mai.
«Ma a me, di questa ventata di celebrità in fondo non frega nulla», replica senza un sorriso. Anche se poi non si nega al bagno di folla. E alla raffica di foto di quelli che poi se ne vanno rimirando adoranti lo smartphone: «Come è bello».
Già, bello. Ma non solo. E anche se al popolo della tv delle sue tante stelle Michelin interessa poco, lui la fama catodica la sbriga in due parole. E si mette a parlare d'altro. «In televisione non c'è tempo, non si può fare cultura. Per quella serve ben altro». E quindi eccolo infiammarsi parlando di prodotti d'eccellenza trascurati, delle perle del nostro nobile made in Italy profanate da brutte copie fatte chissà dove. Di una sfida che rischiamo di perdere: «Ed è solo colpa nostra».
«La televisione ti da celebrità, è vero. Ma ci sono cose che non puoi avere. Per quelle serve impegno, serve serietà, occorre puntare sulla qualità», prosegue Cracco che dal vivo non cede alle gigionerie dell'applauso facile. E sogna piuttosto una alleanza nel nome del buon gusto tricolore. «Noi italiani siamo bravi a compiacerci, a vantarci. Ma poi quando dobbiamo proporci sul mercato perdiamo di vista l'obiettivo, ci mostriamo superficiali. Ma questo il mondo globalizzato non lo permette: e se i nostri prodotti migliori non arrivano sulle tavole dei consumatori degli altri paesi ci pensa qualcun altro». Nascono così i falsi formaggi italiani, i prosciutti taroccati, gli olii sofisticati. «Il risultato è che altri paesi che hanno la metà delle nostre ricchezze ci copiano: e, purtroppo, lo fanno bene». Ecco quindi la ricetta di Cracco che dalla sua natia provincia vicentina è arrivato all'empireo. E ora vuole di più. «Le istituzioni devono muoversi velocemente. Noi chef possiamo dire alle persone di scegliere i prodotti migliori. Ma se non ci sono poi regole che proteggano i prodotti e i consumatori diventa tutto inutile».
Anche quando ai fornelli sale il cuoco che tutte le donne vorrebbero in cucina. La fila per la foto ricordo è infinita. E lui si presta e con garbo. Ma l'ingrediente segreto lo svela senza sorridere. «E' la fatica e l'impegno che fanno la differenza. Nella vita e ai fornelli. E pure in tv. Altrimenti, il piatto non lo mangia nessuno».