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Salute

Nasce un coordinamento per difendere i malati

L'unione di quattro associazioni. L'allarme dei presidenti: "servono più medici e più psicologi"

di Enrico Gotti -

06 maggio 2014, 19:16

Nasce un coordinamento per difendere i malati

Nasce un coordinamento fra associazioni che si occupano di salute mentale, per difendere i diritti dei malati. I primi a farne parte sono il Comitato «Liberi», diretto dal cavaliere Franco Buratti, il Comitato di difesa malati psichici, guidato da Maria Fulgoni (Lella), l’associazione «Vivere», presieduta da Maria Cristina Silva, e l’associazione «Slegati», capitanata da Emanuele Gatti. Quattro presidenti battaglieri, che lanciano l’allarme: «Se si continua così si ritorna ai manicomi». «Ci sono due problemi gravi - spiega Lella Fulgoni -. Il primo: abbiamo bisogno di più medici, di più educatori e di più psicologi, altrimenti rischiamo di avere una psichiatria amputata. L’altro è la situazione di grossa povertà in cui vivono molti ammalati; è grave quello che è successo con le borse lavoro. A livello regionale è stato deciso che bisogna presentare pratiche e abilitazioni per ottenerle ma un malato spesso non riesce a farlo. La borsa lavoro, che è il primo passo per stare meglio, deve far parte del piano terapeutico». «Vogliamo difendere i diritti di queste persone. Ci vuole amore per assistere i malati - sottolinea Franco Buratti -. Abbiamo voluto creare questo coordinamento per affrontare i problemi, per dire che ci siamo. Per ora siamo quattro realtà ma aspettiamo altre adesioni. Vogliamo creare un sindacato che difenda i malati psichici, perché non li difende nessuno». Tutte e quattro le realtà fanno parte del Cuf, il Comitato utenti e familiari del dipartimento di salute mentale dell’Ausl, di cui fanno parte complessivamente 23 associazioni. Fra le cose che non vanno, secondo i quattro comitati, c’è il «tentativo di far uscire gli ammalati dalla sanità». «Sorgono attività private - dice la Fulgoni -, molte non sono accreditate e non controllabili». Un altro tema è quello degli ospedali psichiatrici giudiziari, gli Opg (il più vicino a noi è a Reggio Emilia): esistono ancora, dovevano essere chiusi nel 2014, ma c’è stata la proroga di un anno. «Il problema più grande - fa intendere Maria Cristina Silva, presidente dell’associazione “Vivere” - è di buttare giù il muro, perché questi problemi non restino separati e nascosti alla società».