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Ballando sopra la crisi, il dramma di una generazione che ha perso tutto

Da stasera al Due «Non si uccidono così anche i cavalli?». In scena quasi 30 artisti

08 maggio 2014, 20:46

Ballando sopra la crisi, il dramma di una generazione che ha perso tutto

«Non si uccidono così anche i cavalli?» è il titolo del romanzo che Horace McCoy scrisse nel 1935; lo stesso titolo che nel 1969 Sydney Pollack diede al lungometraggio che trasse dall’opera letteraria, premiato a Cannes e diventato di culto grazie anche all’interpretazione di Jane Fonda e Gig Young; titolo che oggi Gigi Dall’Aglio e Michela Lucenti hanno mantenuto per lo spettacolo che da stasera all’11 maggio, alle ore 21, tornerà in scena a Teatro Due, con la partecipazione di quasi 30 artisti tra performer e musicisti.
L’ambientazione è la Grande Depressione americana post crollo della borsa del ’29 e molte sono le analogie con la crisi economica e sociale che viviamo in questi anni 2000. In quell’epoca giovani e meno giovani, coppie di disperati e singoli allo sbaraglio mettevano alla prova la propria resistenza psico-fisica sulle piste da ballo californiane, attratti dal premio in denaro, dalla possibilità di farsi notare da qualche produttore cinematografico, o anche solo da un letto e da uno spuntino offerto dall’organizzazione. Espedienti di sopravvivenza e degenerazione del mondo dello spettacolo, due elementi molto forti anche nella cultura mediatica di oggi. «Nei periodi di depressione economica saltano fuori i rimedi scorciatoia per sbarcare il lunario – spiega il regista Gigi Dall’Aglio – specie in una società come la nostra, sostenuta da un’ideologia malata. Quest’ottimismo è di plastica, i lustrini e le telecamere servono in realtà a spostare l’attenzione dalla realtà drammatica in cui la gente comune è immersa. L’ambientazione anni ’30 rende ancora più chiaro il rapporto con l’oggi. A format come il Grande fratello va gente che vuole farsi conoscere, appunto, attraverso scorciatoie. Oggi il bisogno è dettato dall’ideologia del successo, negli anni ’30 dalla speranza di poter sopravvivere. Molta gente danzava fino allo sfinimento in un gioco al massacro, anche soltanto per avere dei pasti caldi e un posto in cui dormire per qualche giorno o settimana».
Così, immersi in un’atmosfera fuori dal tempo, gli spettatori assisteranno al dramma di una generazione che non ha più nulla da perdere. Guideranno le danze il conduttore senza scrupoli Joe e l’orchestra dal vivo composta da 4 elementi e un cantante: al ritmo, fra le altre, di Stormy weather di Harold Arlen, I’m in the mood for love di Louis Armstrong, My funny Valentine di Richard Rodgers, Tea for two di Vincent Youmans, Tico tico di José León Sánchez, Cheeck to cheeck di Irving Berlin e The man I love di George Gershwin, il pubblico diverrà parte dello spettacolo, e il suo sguardo si sovrapporrà a quello di chi all’epoca assisteva curioso e affascinato a queste crudeli manifestazioni.
Ballare per superare la crisi dunque, in termini concreti e metaforici. Nell’allestimento di Fondazione Teatro Due, la messa in scena nella messa in scena attuata da Gigi Dall’Aglio riporta tutta la vicenda a una dimensione fortemente teatrale e rituale. Il regista ci lascia con una apertura di ottimismo: «la gente si sta stufando dei reality show e di questo tipo di televisione; il teatro può tornare ad essere il luogo del rito e delle conferme, offrendo un testo che fa riflettere, rispecchiando la realtà».
Informazioni e biglietteria 0521/230242 biglietteria@teatrodue.org - www.teatrodue.org. R.S.

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