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Garcia: "Contro la Juve sia una festa"

09 maggio 2014, 00:00

Garcia:
Dopo tante polemiche sull'asse tra Roma e Juventus, a pochi giorni dalla sfida dell'Olimpico Rudi Garcia esprime un auspicio che somiglia a un appello: "Voglio che sia una festa del calcio, per noi e per loro. Loro hanno vinto lo scudetto e per questo meritano i nostri complimenti. Ma ne meritiamo anche noi, che siamo arrivati secondi giocando spesso bene. Chiedo quindi al nostro pubblico di applaudire le due squadre più forti del campionato e chi alla fine vincerà".

"A Catania abbiamo sbagliato tutti, io per primo. Ci ho creduto fino a tre giornate dalla fine, resta la soddisfazione di aver tenuto testa a una Juve da record", aggiunge il tecnico transalpino che confessa il suo sogno d'infanzia: "Volevo fare il veterinario".

"Ho sempre amato gli animali - spiega -. Mio padre giocava a calcio, era un bravo numero 10, ma ha sempre unito al calcio il lavoro. Lo vedevo poco e pensavo che mai avrei fatto l'allenatore. Poi il pallone ha preso il sopravvento".

"Mio padre è morto nel 2008, davanti alla tv. Stava per iniziare Grenoble-Digione, fece in tempo a dire 'Ma guarda, non fa giocare De Melo'. Mia madre si girò e già se n'era andato. Lo chiamavo prima di ogni partita, ora lo faccio con mia madre, non voglio che si senta sola - prosegue Garcia -. La mia speranza è quella di non essere uno di quegli allenatori che pensano al calcio 24 ore su 24".

"Credo di essere un professionista equilibrato, ma in realtà non so nemmeno dire chi sono. Sono un francese con un nome tedesco e un cognome spagnolo, un latino con sangue più spagnolo che francese, e forse anche moro", conclude.

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