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Alimentare

La "guerra" del Salame Felino: per l'Europa è la Cassazione che deve decidere

Nel 2013 è arrivato il riconoscimento Igp ma resta la controversia fra produttori e Kraft, iniziata nel 1998

08 maggio 2014, 16:50

La

Non c'è protezione per il binomio tra denominazione geografica e qualità di un prodotto alimentare se non ha registrazione a livello comunitario e la tutela non può derivare da una norma nazionale, in modo parallelo. Tuttavia la tutela può intervenire se la legge nazionale si limita a proteggere la correttezza della denominazione rispetto al luogo della produzione e non contrasta con la libera circolazione delle merci. Sta comunque al giudice nazionale verificare se lo spirito della legge ha quelle caratteristiche.

Così la Corte di giustizia europea in una sentenza emessa oggi risponde alla Corte di Cassazione, in merito ad una guerra giudiziaria sul Salame Felino, che si protrae ormai da 16 anni e che vede l’Associazione dei produttori contrapporsi a Kraft e Associazione industriali delle carni e dei salumi (Assica).
Nel frattempo, nel marzo 2013, il Salame Felino ha ottenuto la registrazione come Igp, secondo il regolamento comunitario. Tuttavia per i fatti pregressi, presi in considerazione dal procedimento, valgono le considerazioni della sentenza di oggi.
Nel gennaio 2013 (quindi due mesi prima dell’ottenimento dell’Igp), la Cassazione si era rivolta ai giudici di Lussemburgo per chiarire se il regolamento Ue tutela la denominazione geografica priva di registrazione comunitaria. 

Era il 1998 quando l’Associazione fra produttori per la tutela del Salame Felino aveva portato la Kraft dinanzi al Tribunale di Parma per concorrenza sleale, lamentando che aveva posto in vendita un salame denominato Salame Felino, prodotto in Lombardia, a Cremona, ossia al di fuori del territorio della regione di Parma. Dodici altri produttori erano intervenuti a sostegno dell’Associazione fra i produttori del Salame Felino. Mentre L’Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi) era intervenuta a sostegno della Kraft. 

Nel 2001 il Tribunale di Parma ha ritenuto che l’Associazione fra produttori non potesse avvalersi della regolamentazione europea (in quanto la denominazione Salame Felino non costituiva nè una denominazione di origine protetta, né un’indicazione geografica protetta), ma della protezione fornita dal decreto legislativo italiano n. 198/1996 sulla tutela della proprietà industriale. Ha quindi condannato la Kraft per atto di concorrenza sleale.
A seguito della condanna, Assica e Kraft avevano impugnato la sentenza in Cassazione.