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il caso

Raggirò Bruno Clair, avvocatessa condannata

08 maggio 2014, 20:38

Raggirò Bruno Clair, avvocatessa condannata

Un musicista di talento. Ma anziano e malato. E con una polizza vita da indurre in tentazione. Quella in cui sarebbe «caduta» l'allora amministratrice di sostegno di Anacleto Stocchi , in arte Bruno Clair, virtuoso della fisarmonica: ieri l'avvocatessa è stata condannata a 3 anni e 1.000 euro di multa per circonvenzione d'incapace. Il pm Laila Papotti ne aveva chiesti quattro. Al legale parmigiano, 42 anni, era contestata anche la tentata truffa, ma il giudice Gabriele Nigro ha ritenuto il reato assorbito in quello di circonvenzione. La professionista, a cui sono state concesse le attenuanti generiche, è stata anche interdetta per 5 anni dai pubblici uffici.
Quattrocentomila euro, tanto valeva quell'assicurazione che Stocchi decide di stipulare nel marzo 2006, due mesi dopo aver perso la moglie. Un lutto che segna profondamente il musicista: vive grandi momenti di sconforto e i problemi fisici si fanno sempre più pesanti. Nei mesi successivi viene subito nominata un'assistente sociale come amministratrice di sostegno, ma nella primavera 2007 il giudice affida l'incarico all'avvocatessa parmigiana. E' lei, come prevede la legge, la persona che deve prendersi cura degli interessi di Bruno Clair.
Tra i due si crea un rapporto di fiducia. E il musicista, andando nello studio legale, conosce anche un collega della donna. Ma il vero contraccolpo per le condizioni psico-fisiche di Stocchi arriva nel giugno 2008, quando si frattura un femore e viene ricoverato in ospedale. Subentra un'anemia, e soprattutto, secondo quanto rilevato dal perito medico-legale, il fisarmonicista mostra forti sintomi di depressione, oltre a una vasculopatia cerebrale cronica. L'ortopedico del Maggiore che l'aveva in cura ha parlato al processo di una persona «vigile e collaborativa», ma la valutazione, secondo il giudice, che ha letto le motivazioni contestualmente al dispositivo della sentenza, non può in alcun modo inficiare le considerazioni del perito specialista.
Perché è proprio durante quel ricovero che Stocchi cambia il beneficiario della polizza: sull'atto, firmato il 6 luglio 2008, compare improvvisamente il nome del collega di studio dell'avvocatessa. In caso di morte, dunque, i 400.000 euro finirebbero nelle tasche del professionista e non dei parenti, eredi legittimi. Stocchi muore tre settimane dopo. Il mese successivo è l'avvocatessa che si preoccupa di contattare l'assicurazione per comunicare il nuovo beneficiario e a settembre si attiva affinché il collega venga liquidato: solo due degli elementi citati dal giudice come gravi indizi di colpevolezza della professionista, per quanto non sia stata lei ad andare in ospedale per far firmare l'atto che cambiava il beneficiario ma il collega. Il legale che, una volta partito il procedimento penale, ha rinunciato alla riscossione della polizza, andata a favore dei familiari. Parmigiano, 46 anni, l'avvocato è già stato condannato nel 2011 a 2 anni (pena sospesa) sia per circonvenzione d'incapace che per tentata truffa: avendo scelto il rito abbreviato, ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo. L'appello, a cui farà comunque ricorso anche la professionista, non è ancora stato fissato.
Ma i due legali avrebbero agito in concorso. Perché l'avvocatessa, secondo il giudice, non fu un semplice «convitato di pietra». G. Az.