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NEVIANO

Un «guardrail naturale» a protezione della frana

La Provincia ha provveduto all'intervento utilizzando la terra per fermare i massi

di Elio Grossi -

08 maggio 2014, 22:28

Un «guardrail naturale» a protezione della frana

La frana di Castelmozzano è inarrestabile. In modo precauzionale l’Amministrazione provinciale ha provveduto a costruire, al di sotto della frana, un «guardrail naturale», fatto di sola terra, al fine di fermare i primi massi che stanno per rotolare lungo una ripidissima e boscosa sponda e verso la provinciale 36. Intanto, sul cocuzzolo dove sorge la trecentesca chiesa di Castelmozzano e punto di partenza del movimento franoso, lo sbancamento, e quindi il vuoto, aumenta sempre di più.
Al lato sud della piccola chiesetta è scomparso quel sipario naturale, che era fatto di querce, e adesso, dal sagrato, il panorama è quello di tutto il torrente Parmossa e anche della martoriata località di Pietta di Tizzano che si trova sulla stessa linea e altezza di Castelmozzano.
Il vuoto, lo sprofondamento, che la frana ha creato nel suo distacco e allontanamento dalla chiesetta, è di oltre 10 metri. Il terreno si è trasformato in un terrazzamento con gradoni a forte dislivello.
Nell’abside sud, già a suo tempo bloccata con tiranti in ferro, si continuano a rilevare crepe, ogni giorno più evidenti. Il Comune di Neviano ha emesso ieri l’ordinanza di inagibilità del piccolo monumento storico. Nella cella campanaria del tozzo campanile, le due campane, una piccola e una grande, sono mute.
Sempre nella giornata di ieri è stato fatto un sopralluogo da parte del geologo della Regione Emilia Romagna, Giovanni Bertolini, che ha detto: «Si tratta di una frana molto complessa e per la sua vastità, per la sua profondità e per il versante a strapiombo da cui sta scendendo a valle. Cominciamo subito a fare i primi sondaggi e i prelievi che sono necessari per un piano di intervento e che comunicheremo immediatamente al competente Bacino Idrografico».
E’ stato stimato, vista la profondità, che siano circa 4.500 i metri cubi di terra che stanno rotolando verso la Val Toccana e strada provinciale 36, della Toccana. Si è staccata dalle fondazioni della secolare chiesa di San Giacomo, che a stento regge ancora a questo «strappo» ma non sa fino a quando. Un patrimonio boschivo formato da oltre un centinaio di querce, varietà cerro, è stato distrutto e pertanto creato un altro grosso pericolo: quello di una falda ripidissima la cui stabilità era proprio data dalle profonde radici di queste piante. Adesso è rimasta una parete nuda, che pertanto potrà scivolare a valle ad ogni nubifragio che si verificherà nella zona. Per creare questa protezione naturale alla ripida sponda, e alla sottostante valle, erano stati necessari decenni e anche secoli, oltre naturalmente alla fatica dell’uomo. Adesso questo ancoraggio naturale è quasi completamente scomparso.