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cultura

"Ma perchè andare all'opera lirica...?"

Mentre sta per andare all'asta un carteggio verdiano, 4 questionari cercano di individuare il valore culturale-economico del melodramma nel terzo millennio

09 maggio 2014, 12:07

E' il più grande carteggio verdiano mai andato all'asta il pezzo forte della vendita Bolaffi di libri antichi e autografi in programma il 13 maggio a Milano.
L'appuntamento, carico di suggestioni storiche, è fissato al Grand Hotel et de Milan, l'albergo dove Giuseppe Verdi soggiornò dal 1872 fino alla sua morte.

E' solo una delle notizie che in questo maggio 2014 si possono leggere digitando sul web "Giuseppe Verdi". Anche una volta archiviate le celebrazioni del bicentenario, il Genio bussetano e le rappresentazioni del melodramma  sono ancora attualissimi in tutto il pianeta.

Ovviamente, a Parma più che altrove si cerca di coltivare lo studio di Verdi e dell'opera lirica. E una delle iniziative più interessanti, negli ultimi tempi, è l'Updop, ovvero Università popolare dell'opera di Parma.  E' stato anche creato un sito, che "raccoglie le attività svolte nell’ambito del Laboratorio di Economia della musica dell’Università popolare dell’opera di Parma ed è stato pensato in particolare per la gestione di ricerche, sondaggi e questionari".

Ci sono notizie e interventi di studiosi ed appassionati. Ed ora ci sono anche 4 questionari, ai quali si può rispondere in pochi minuti dopo essersi registrarti al sito.

1- Spazio teatrale e repertorio

2 - Perchè andare o non andare all'opera?

3 - Modelli di gestione

4 - Modelli di gestione/2

Una iniziativa importante per capire quanto l'opera lirica sia davvero attuale, e per discutere di come si possa gestire questo filone (sia dal punto vista culturale che da quello economico) nel terzo millennio. Una iniziativa che gazzettadiparma.it seguirà da vicino, anche perchè pensiamo che i risultati del questionario - ovviamnete aperto a navigatori di Parma e non - possa fornire gli elementi per un dibattito importante per il futuro di Parma e della sua "industria" culturale.

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