Sei in Archivio

Film recensioni

Alabama Monroe - Storia d'amore e di dolore liricamente country

Il film che ha sfidato "La grande bellezza"

di Filiberto Molossi -

10 maggio 2014, 20:34

Alabama Monroe - Storia d'amore e di dolore liricamente country

Lui è un cowboy fuori tempo massimo, che suona il banjo «perché ha qualcosa di punk»: lei è una tatuatrice che sul corpo porta scritta la sua storia (nomi degli ex, debitamente nascosti, compresi). E poi c’è la musica, che scorre su corde tese, tra echi lontani di storie di rinunce e emigrazione laggiù sugli Appalachi. E ci sono le parole, morbide e dolci, davanti al fuoco, sussurri che misurano la distanza tra un bacio e un altro. E poi c’è il sopravvivere, che non è roba da tutti nel rituale assurdo e crudele delle colpe dove ricominciare è anche un po' morire.
Ha una grande naturalezza, sia nel sorriso che nello strazio e una verità schietta, laica e priva di compromessi, che lo rende speciale nella sua a volte feroce normalità, «Alabama Monroe»: un film di non comune autenticità, toccante e coinvolgente, che si spinge ai confini del mondo in cui gli uccellini dopo morti diventano stelle, per portare a una dimensione altra (e fonda) l’eterno confronto tra ragione e fede, scienza e spiritualità, pragmatismo cieco e lirica illusione. E’ una storia d’amore (e di dolore) imprevedibilmente country, che sembra il West e invece è il Belgio, con forti radici europee ma un occhio al cinema indipendente off Hollywood, la pellicola che più ha dato filo da torcere a «La grande bellezza» nella corsa all’Oscar: una ballata malinconica raccontata benissimo, tra innumerevoli flashback, vicoli ciechi e ripartenze, in un’ispirata narrazione anche musicale costellata da canzoni che sanno di vissuto e sentimento, incapace fortunatamente di piegarsi a una linearità da cui sarebbe invece uscita depotenziata, banalizzata. La storia di Didier ed Elise, stranieri al mondo, che si incontrano, si «riconoscono», si amano. Vestiti bianchi per i concerti e una roulotte come casa: poi un giorno nasce lei, Maybelle. Che è stupore e poi gioia. Finché un giorno quella bimba dolcissima si ammala...
Mentre il destino spezza il cerchio e il sogno dell’America va in pezzi, tra guerre di religione e guerra alle staminali, un film che sa che non basta ritinteggiare i muri per colmare il vuoto, ma anche che il bisogno di credere non è imbrogliare sé o il prossimo, ma un modo di resistere, se non di andare avanti. Il regista Felix Van Groeningen, classe ‘77, si immerge nella vita (degli altri) sapendo che nulla sarà mai come prima: ma l’empatia forse non sarebbe la stessa se ad accompagnarlo non ci fossero due interpreti inediti e bravissimi. Non posso promettervi che non piangerete: ma almeno stavolta sarà per una buona ragione.
Giudizio: 4/5

SCHEDA
ALABAMA MONROE (The broken circle breakdown)
REGIA: FELIX VAN GROENINGEN
SCENEGGIATURA: FELIX VAN GROENINGEN, CARL JOOS E CHARLOTTE VENDERMEERSCH DALL’OMONIMA PIECE DI JOHAN HELDENBERGH E MIEKE DOBBELS
FOTOGRAFIA: RUBEN IMPENS
MUSICA: BJORN ERIKSSON
GENERE: DRAMMATICO
Belgio/Olanda 2012, colore, 1 h e 51’
DOVE: D’AZEGLIO