Sei in Archivio

Appello

Tutti uniti: "Restituite quelle bambine"

Dal sindaco al referente della Comunità Nigeriana: "E ora ci vogliono azioni concrete"

di Chiara Pozzati -

10 maggio 2014, 20:29

Tutti uniti:

Il flash, quattro facce, un’unica preghiera: «Bring back our girls» («Riportate indietro le nostre ragazze»). Anche i riflettori di Parma si accendono sulla Nigeria «per non dimenticare», «per non lasciare che gli impegni rimangano solo parole», «per scacciare il pregiudizio», «per dire: ci siamo». Dopo Michelle Obama, partecipano anche il sindaco Federico Pizzarotti, l’artista Barbara Barbieri, il referente della comunità nigeriana – oltre mille anime tra Parma e provincia - Emmanuel Iyanda e Farid Mansouri, al timone dell’associazione islamica della nostra città. Insieme aderiscono alla campagna per la liberazione delle liceali rapite in Nigeria dai ribelli islamici di Boko Haram.
E’ passato un mese dal barbaro sequestro delle 223 liceali, «ridotte in schiavitù, costrette a sposarsi a forza, o vendute per 12 dollari al mercato in nome di Allah». E’ questo il brutale messaggio del capo dei ribelli integralisti che ha rivendicato l’atto. «Purtroppo sono anni che la Nigeria subisce le violenze di questi criminali, negli ultimi tre anni hanno mietuto oltre 2mila vittime» questa la dura premessa di Emmanuel, che da Parma guarda «col cuore sanguinante» la sua terra. «Credo che il governo locale non faccia abbastanza. Le scorribande nelle case e nelle scuole, le violenze, i nsoprusi sono all’ordine del giorno. Ecco perché questa campagna è utilissima: la comunità internazionale rappresenta una speranza per queste ragazze e le loro famiglie. Da un mese a questa parte non facciamo che sentire solo parole, ma occorrono i fatti». Anche il primo cittadino di Parma ribadisce: «E’ importante esserci – spiega mentre mostra il cartello “Bring-back-our-girls” -. Sia ben chiaro: metterci la faccia non basta, occorre andare oltre la campagna. Non deve rimanere una foto che rimbalza sul web, ma dev’essere uno strumento per spronare i governi a non mollare, magari facendo pressione per trovare al più presto una soluzione». A mettere in guardia contro il pregiudizio è invece Mansouri: «Qui la religione non c’entra proprio nulla – chiarisce il presidente dell’associazione islamica di Parma – qui si parla di criminali e di violenza che con l’Islam non hanno nulla a che fare. Credo che questa campagna rappresenti un primo passo per cambiare le cose, ma occorrono anche azioni concrete». Poi c’è lei, con la voce che è pura potenza, fresca d’arrivo da Rimini: «E’ come il battito d’ali che provoca uno tsunami – assicura la Barbieri -. E’ un modo per far capire che i riflettori del mondo sono puntati sulla Nigeria e che le ragazze rapite, le famiglie che soffrono non sole».