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Lutto

Addio alla partigiana «Ginetta» la staffetta dell'Oltretorrente

Gina Gibertini a soli 17 anni portava dispacci per la brigata Parma Vecchia

di Lorenzo Sartorio -

12 maggio 2014, 20:40

Addio alla partigiana «Ginetta» la staffetta dell'Oltretorrente

Aveva appena diciassette anni, una ragazzina, che, a bordo della sua bici dall’autarchico parafango posteriore verniciato di bianco, come usava durante la guerra, invece di svolazzare con le amiche qua e là, portava ordini e dispacci nell’Oltretorrente come staffetta partigiana.
Gina Gibertini (partigiana «Ginetta») è deceduta nei giorni scorsi all’età di 88 anni raggiungendo in quei cieli liberi che aveva sempre sognato il marito Walter Montagna, scomparso nel 2011 a 94 anni , anch’egli figura di spicco della Resistenza parmigiana.
«Pramzana dal sas» di via della Salute, Ginetta, figlia di un muratore, Adolfo Gibertini, antifascista costretto ad espatriare in Francia. e di Esterina, che gestiva un’osteria in borgo Paglia, la famosa «Campanära» covo degli antifascisti parmigiani, fin da bambina, imparò cosa volesse dire affrontare le difficoltà della vita.
Dopo le elementari alla «Cocconi», Ginetta, affiancò mamma Esterina nella gestione dell’osteria. Ma, la ragazzina, non si limitava solo ad apparecchiare i tavoli ed a cucinare. Terminato il suo lavoro ufficiale ne iniziava un altro clandestino assai temerario e pericoloso :quello di staffetta partigiana nella brigata «Parma Vecchia».
Donna generosa, solare, coraggiosa che credeva in quei valori irrinunciabili ed intramontabili che si rifanno alla libertà, Ginetta, impostò tutta la sua vita sul lavoro, la cura della famiglia e l’impegno politico e sociale coniugando fino all’ultimo quella coerenza verso taluni principi che l’avevano ispirata fin da ragazza.
Fu la testimone di un drammatico periodo della storia del nostro Paese in una città, come Parma, che visse in modo cruento la lotta di Liberazione lasciando sul campo numerosi suoi figli come Eleuterio Massari ed altri che Ginetta conosceva personalmente e con i quali collaborò attivamente nella clandestinità.
E chi poteva sospettare che, dietro quella ragazzina svelta e graziosa, si celasse una partigiana così coraggiosa e determinata? Nella sua osteria, infatti, si radunavano i combattenti della libertà e quegli intellettuali che, a quei tempi, animavano la lotta con i loro scritti riportati in fogli e volantini che dovevano venire distribuiti.
E, proprio nell’osteria di borgo Paglia, dietro un attaccapanni apparentemente innocuo, Ginetta, sapeva che era nascosto materiale che «scottava» e cioè armi e munizioni per i partigiani. Un rischio enorme in caso di perquisizioni da parte dei nazi-fascisti, ma che Ginetta corse con quel coraggio e quella fierezza che testimoniò sempre.
Era innamorata del suo Oltretorrente, di quei borghetti dove risiedette come vicolo Santa Maria e via della Salute e che percorse di giorno e di notte per recapitare messaggi ai partigiani.
Ginetta e il marito, fin da ragazzi, respirarono quei fermenti libertari che aleggiavano in quel «de dla da l’acqua» che non si è mai arreso ed anche in seno alle loro rispettive famiglie dove sacrifici, fame e coraggio erano all’ordine del giorno. Momenti in cui, quando uno si alzava da letto al mattino, non sapeva se alla sera sarebbe tornato a casa in quanto le esecuzioni erano all’ordine del giorno come pure le deportazioni nei campi di sterminio nazisti.
Ginetta era molto legata alla figlia Gianna, al nipote Mirko ed all’adorato pronipote Simone ai quali ha trasmesso il suo grande insegnamento di persona libera, leale e coraggiosa.