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OSPEDALE

Fare i medici al Maggiore? Una chimera

La Cgil: «Una sostituzione ogni 5 pensionamenti». Ma c'è chi sostiene: «Non c'è carenza di personale»

di Monica Tiezzi -

12 maggio 2014, 19:53

Fare i medici al Maggiore? Una chimera

Clima teso all'ospedale Maggiore. E' stata ufficializzata da qualche giorno la riorganizzazione dei dipartimenti (le strutture che raggruppano i vari reparti), passati da 12 a cinque: una rivoluzione che ha creato molti mal di pancia e timori sulla gestione dell'ospedale. E i «rumors» aziendali parlano insistentemente di un'emorragia di professionisti dal più grande ospedale cittadino a favore di aziende sanitarie delle province vicine. Con un piano regionale che vedrebbe la sanità di Reggio Emilia privilegiata rispetto a quella di Parma.
Pochi i medici disposti a parlare in modo «ufficiale» con la Gazzetta (e già questo la dice lunga sul clima nelle corsie ospedaliere), ma la lamentela è ricorrente: «Assumono tutti gli ospedali a noi vicini, meno Parma. Formiamo giovani medici e poi gli offriamo contratti a tempo determinato e stipendi inadeguati. Logico che vadano altrove».
«Il problema non è solo parmigiano, ma nazionale. Circa il 43% dei medici dipendenti da strutture pubbliche ha più di 55 anni, gli over 65 sono poco meno del 13% e solo il 10% è nella fascia 30-39 anni - dice il cardiologo Franco Masini della Cgil medici - La procedura regionale per il turnover prevede una sola assunzione ogni cinque pensionamenti. C'è un problema di ricambio generazionale. Nel 2013 in tutto l'ospedale ci sono state 50 richieste di assunzioni in tutte le figure professionali. La Regione ne ha autorizzate nove. Così non si va avanti: significa che la metà dei laureati in medicina non hanno futuro, e che ci aspetta un sistema sanitario pubblico sempre più povero. L'azienda ospedaliero-universitaria sta facendo una buona amministrazione contabile, ma non basta. Manca una visione strategica. E anche dalla Regione ci aspettiamo più inventiva».
Non tutti poi sono d'accordo sulla presunta «fuga di cervelli» dall'ospedale Maggiore. «La situazione in Regione è a macchia di leopardo, con alcuni ospedali che fanno più concorsi, come Reggio Emilia, Piacenza e Modena, e altri, come Bologna, Parma, e in generale la Romagna, praticamente fermi - dice un primario - Questo dipende anche dal fatto che fra il 2007 e il 2010 l'ospedale di Parma ha fatto più assunzioni di altre aziende. Ora continuiamo a prorogare le graduatorie dei concorsi stilate in passato, senza assumere». «Al Maggiore abbiamo un rapporto fra medici e posti letto fra i più alti in Regione - rincara un altro dirigente medico - Non c'è carenza di personale».
«I medici di Parma si lamentano che si assume nelle altre città e non qui? Nelle altre città dell'Emilia Romagna dicono le stesse cose, sostenendo che si assume di più a Parma. La realtà è che siamo tutti nella stessa situazione - dice il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria Leonida Grisendi - Anche se aspettiamo ancora l'autorizzazione regionale alle assunzioni 2014, abbiamo già bandito i concorsi per i primari di radioterapia, chirurgia d'urgenza e neurochirurgia, oltre che per il direttore della farmacia. Presto avremo anche bandi di mobilità per i reparti di ostetricia e ginecologia, nella speranza di attirare professionisti già formati da altre aziende sanitarie».
Quanto alla voce ricorrente che la dirigenza del Maggiore (sia il direttore generale Grisendi che il direttore sanitario Luca Sircana sono di Reggio) starebbe favorendo l'ospedale reggiano, Grisendi sbotta: «Sciocchezze. Noi dirigenti abbiamo tutto l'interesse, personale e collettivo, a fare il bene di questa azienda e a lavorare per i cittadini di Parma».

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